San Huan de la Cruz Saserdote I Doktor di Iglesia



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14. 12. 2009
Djaluna di e Di Tres Siman di Atvènt


San Huan de la Cruz

Saserdote i Doktor di Iglesia
San Huan de la Cruz a nase na Fontiveros, Spaña, alrededor di aña 1542. Despues di a hiba su bida religioso den Òrdu di Carmelitanan pa hopi aña, el a promové reformashon den su Òrdu huntu ku Santa Teresa di Avila na aña 1568. E reformashon aki a trese entusiasmo i energia fresku den su Òrdu. E tabata famoso pa su sabiduría i santidat. El a muri na Úbeda, Spaña, na aña 1591.

E obranan spiritual, ku el a skibi, ta duna testimonio di su bida.

No tur por hiba un bida religioso manera San Huan de la Cruz, pasobra kada un di nos a haña diferente karisma. Varios karisma pero mésun spiritu. Nos tur a haña mésun yamada: yamada pa santidat, yamada pa realisá reino di Dios.
Orashon
Nos Tata, Bo a yena San Huan de la Cruz ku spiritu di apnegashon i di amor pa Santa Krus di Bo Yu Hesu-Kristu. Yena nos tambe ku mésun spiritu pa nos kana den kaminda di santidat i asina bo reino bira mas i mas un realidat. Esaki nos ta pidi Bo, pa medio di Hesu-Kristu, nos Señor, Kende, komo Dios, ta biba i reina ku Bo, den unidat di Spiritu Santu, Dios den tur siglo di siglonan.
Orashon universal
Señor nos Dios ta kla pa drama su bendishon riba tur ku ke habri nan kurason p’ É. Laga nos anto aserk’É ku un kurason sinsero i resa:
- Fuente di miserikordia, Bo ta nos kreador i nos ta bo kriaturanan; forma nos den bo man manera un keramista ta forma un pòchi di klei, oh Señor...

- Kreador poderoso, pone den nos un kurason humilde, pasiente i karitativo; hasi nos obedesidu na bo boluntat,

- Doño di nos bida, lusa nos mente ku bo sabiduria i laga palabra di amor sali for di nos boka manera San Huan de la Cruz, oh Señor...
- Outor di Salbashon, hasi nos rumannan defuntu digno pa drenta den bo reino, oh Señor...

Tata mizerikordioso, uni nos mas i mas un ku otro. Hala nos mas serka Bo i duna nos bo alegria etèrno, awe i tur dia. Esaki nos ta pidi Bo, pa medio di Hesu-Kristu, nos Señor.


No tin e teksto di Dios su Palabra di awe.
14. 12. 2009
Lunedì della III settimana di Avvento

San Giovanni della Croce

Sacerdote e Dottore della Chiesa

Fondatore dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi

 


G
iovanni della Croce, al secolo Juan de Yepes Álvarez, nacque a Fontiveros, un borgo della Vecchia Castiglia, in Spagna; il padre Gonzalo de Yepes, nobile toledano,  fu cacciato di casa e diseredato per aver sposato una povera tessitrice di seta, Catalina Álvarez.

Egli manifesta fin da piccolo inclinazione alla carità verso i poveri e ancora di più verso la preghiera contemplativa.

 

Nel periodo tra il 1551 e il 1559 ha una formazione culturale ed artigiana nel “Colegio de los doctrinos” di Medina del Campo (Valladolid), dove si è trasferita la famiglia.



Successivamente fa il falegname, il sarto, il pittore e l'intagliatore, l'accolito della Chiesa della Maddalena, il commesso e l'aiutante infermiere nell'Ospedale della Concezione.

Nel 1563 entra nell'Ordine Carmelitano e tra il 1564 e il 1568 compie gli studi all'Università di Salamanca.

Nel 1567 è ordinato sacerdote e tra settembre e ottobre dello stesso anno incontra Teresa d'Avila, da cui è conquistato in vista dell'inizio della riforma dell'ordine dei Carmelitani.

 

Il 9 agosto 1568, dopo numerosi colloqui con Teresa, va a Valladolid per la fondazione del primo convento di Carmelitane Scalze e vi rimane fino ad ottobre, informandosi dettagliatamente sulla nuova vita riformata; all'inizio di ottobre va a Duruelo (Segovia), adattandovi un cascinale a primo convento dei Carmelitani Scalzi; il 28 novembre, I domenica d'Avvento, vi inaugura la vita riformata.



 

Tra le varie sofferenze, fisiche e spirituali, che deve sperimentare a seguito della sua adesione alla riforma, spicca in particolare l'imprigionamento, il 2 dicembre 1577,nel carcere del convento dei Carmelitani Calzati, dove resta rinchiuso per più di otto mesi, sottoposto a maltrattamenti e torture fisiche, psicologiche e spirituali, trovando peraltro l'ispirazione per comporre alcuni dei suoi poemi mistici più noti e riuscendo alla fine a fuggire, tra le 2 e le 3 del mattino del 17 agosto 1578, in modo assai avventuroso.

 

Nel 1584 termina a Granada la prima redazione del “Cantico Spirituale, mentre in questi anni redige e perfeziona i suoi principali trattati spirituali: i suoi scritti verranno pubblicati per la prima volta nel 1618.



 

Il 28 settembre 1591  parte ammalato per Úbeda (Jaén), dove trascorre gli ultimi mesi di vita.

Alle ore 12 della notte tra il venerdì 13 e il sabato 14 dicembre 1591 muore a Úbeda, in Spagna, a 49 anni di età.

 

Fu beatificato nel 1675, canonizzato da Papa Benedetto XIII il 27 dicembre 1726 e dichiarato Dottore della Chiesa da Papa Pio XI nel 1926.

 

S. Giovanni della Croce fu poeta (considerato tra i maggiori in lingua spagnola) e teologo: autore di svariati trattati riguardanti soprattutto la preghiera e del cammino spirituale dell’anima verso Dio e in Dio.



La sua dottrina vuole che l'uomo, attraverso il passaggio nelle tre fasi (“purgativa, illuminativa e unitiva”) si liberi progressivamente da ogni attaccamento e da ogni senso del possesso per essere del tutto puro e libero di unirsi alla divinità (“luce tenebrosa e tenebra luminosa”). Porta il paragone per cui, se si fissa di fronte e senza schermo il sole, per la troppa luminosità, l'occhio avrà l'impressione di vedere una macchia nera.

S. Giovanni della Croce scrisse, fra l’altro, tre trattati di teologia mistica che gli valsero il soprannome di Doctor Mysticus”:

1.     Cantico spirituale

2.     Notte oscura dell’anima

3.     Ascesa al Monte Carmelo.

Queste tre opere, insieme ai suoi Pensieri sull'amore e sulla pace e agli scritti di S. Teresa d’Avila, sono considerate tra le più importanti opere mistiche in lingua spagnola, ed hanno influenzato molti scrittori spirituali successivi e filosofi.

 

Papa Giovanni Paolo II fu fortemente influenzato in gioventù dagli scritti di S. Giovanni della Croce, fino a valutare un'eventuale ingresso nell'ordine carmelitano.



 

Significato del nome Giovanni : "Il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).

 

Preghiera


O San Giovanni della Croce, che imparasti ad amare Dio soprattutto nella sofferenza e facesti l’esperienza del "tutto" solo in Lui praticando il "nulla" per le cose create, ottienici l’amore a Gesù Crocefisso e la forza di abbracciare le nostre croci quotidiane sperimentando anche noi che "Dio solo basta".
Libro dei Numeri 24,2-7.15-17.
Balaam alzò gli occhi e vide Israele accampato, tribù per tribù. Allora lo spirito di Dio fu sopra di lui.
Egli pronunziò il suo poema e disse: "Oracolo di Balaam, figlio di Beor, e oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante;
oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell'Altissimo, di chi vede la visione dell'Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi.
Come sono belle le tue tende, Giacobbe, le tue dimore, Israele!
Sono come torrenti che si diramano, come giardini lungo un fiume, come àloe, che il Signore ha piantati, come cedri lungo le acque.
Fluirà l'acqua dalle sue secchie e il suo seme come acqua copiosa. Il suo re sarà più grande di Agag e il suo regno sarà celebrato.
Egli pronunciò il suo poema e disse: "Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante,
oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell'Altissimo, di chi vede la visione dell'Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi.
Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set,

Salmi 25(24),4-5.6-7.8-9.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato.
Ricordati, Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre.
Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore, la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia, insegna ai poveri le sue vie.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,23-27.
Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose: «Vi farò anch'io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo.
Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Ed essi riflettevano tra sé dicendo: «Se diciamo: "dal Cielò', ci risponderà: "perché dunque non gli avete creduto?'';
se diciamo "dagli uominì', abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo perciò a Gesù, dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
Meditazione del giorno
San Tommaso d'Aquino (1225-1274), teologo domenicano, dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di san Giovanni, 4, 1°


Il testimone di Dio

     Ogni creatura è fatta per rendere testimonianza a Dio, poiché ogni creatura è come una prova della sua bontà. La grandezza della creazione testimonia a suo modo la forza e l'onnipotenza divine, e la sua bellezza riflette la divina sapienza. Alcuni uomini ricevono da Dio una missione speciale: rendono testimonianza a Dio non solo da un punto di vista naturale, per il fatto che esistono, ma ancor più in modo spirituale, attraverso le loro buone opere... Tuttavia coloro che, non contenti di ricevere i doni divini e di agire bene con la grazia di Dio, comunicano questi doni ad altri attraverso la parola, gli incoraggiamenti e le esortazioni, questi sono in modo ancor più particolare testimoni di Dio. Giovanni è uno di questi testimoni; è venuto a diffondere i doni di Dio e a proclamare le sue lodi.

     Questa missione di Giovanni, questo ruolo di testimone è di una grandezza incomparabile, perché nessuno può rendere testimonianza a una realtà se non nella misura in cui ne è partecipe. Gesù diceva: «Noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto» (Gv 3,11). Rendere testimonianza alla verità divina presuppone che si conosca questa verità. È per questo che Cristo, anche lui, ha avuto questo ruolo di testimone. «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Ma Cristo e Giovanni avevano questo ruolo in modo diverso. Cristo possedeva questa luce in se stesso; anzi, era questa luce; mentre Giovanni vi partecipava solamente. Per questo Cristo rende una testimonianza completa, manifesta perfettamente la verità. Giovanni e gli altri santi lo fanno solo nella misura in cui ricevono questa verità.

      Missione sublime di Giovanni: essa implica la sua partecipazione alla luce di Dio e la sua somiglianza a Cristo che ha svolto anche lui questa missione.



14. 12. 2009




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