Il ciclo di Artù Le cicle de Arthur



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Il ciclo di Artù

Le cicle de Arthur

The Arthur cycle

El ciclo de Arturo

Die Arthur’s Sage






Parsifal è spedito alla ricerca di avventure

Parsifal est envoyé à la recherché de nouvelles aventures

Parsifal is being sent in search of adventures

Parsifal es enviado a la busca se nuevas aventuras

Paarsifal wird auf der Suche von neuen Abenteuern versandt.



I personaggi del ciclo di Re Artù

Les personnagee du Cicle du Roi Arthur

The personages of the Cycle of King Arthur

Los personajes del ciclo del Rey Arturo

Die Gestalte des Arthur Kreises
A completamento delle descrizioni aggiuntive sul Ciclo di Artù ecco le descrizioni dei singoli personaggi o argomenti più importanti del Ciclo.

Ecco quindi i personaggi e gli argomenti che trattiamo:

1) Ginevra (regina)

2) I cavalieri della Tavola rotonda

3) Il mago e chiaroveggente Merlino


4) Mordred

5) La Dama del Lago


6) Il Santo Graal

7) Sir Pellinore

8) Lancillotto del Lago


9) Sir Galahad

10) Palamede

11) Sir Tristano


12) Sir Kay

13) Caccia selvaggia

14) Sir Bors de Ganis

15) Sir Meleagant

16) Sir Bedivere

17) Uther Pendragon

18) Fata Morgana

19) Morgause

20) Elaine

21) Olgier il Danese

22) Sir Ector de Maris

23) Sir Ector

24) Sir Gawain



Ecco quindi la loro trattazione:

1) Ginevra

Personaggio del Ciclo arturiano, moglie del semileggendario Re Artù e regina di Britannia. Nei molti romanzi che compongono il Ciclo bretone, Ginevra compare con nomi diversi: in gallese è Gwenhwyfar (“dama bianca” o “fata bianca”); nella Historia regum Britanniae, scritta nella prima metà del XII secolo dal cronista inglese Goffredo di Monmouth, è Gwanhumara; in Lancillotto o il cavaliere della carretta del poeta francese Chrétien de Troyes è Guenièvre; in La morte d’Artur di Thomas Malory è Gueneuer.

Figura dalle molte sfaccettature, Ginevra è l’archetipo della dama cortese. Figlia, secondo Goffredo di Monmouth, di Leodogan, re di Carmelide, e donna bellissima (la “più bella e la migliore di tutte le dame del regno”), fu sposa di re Artù e oggetto della passione di molti cavalieri, ma ricambiò solo Lancillotto, figura esemplare del cavaliere cortese, vassallo della propria dama, che protegge anche a costo della vita e della quale segue gli ordini.



La tragica storia d’amore tra Ginevra e Lancillotto, che sarebbe diventata archetipo dell’amor cortese, fu introdotta da Chrétien de Troyes in Lancillotto o il cavaliere della carretta. In quest’opera Ginevra viene rapita da Méléagant e salvata da Lancillotto, che per lei sfida Méléagant a duello e lo decapita; nonostante questo gesto nobile, l’amore tra la regina e il cavaliere suscita invidie e gelosie a corte e quando i due amanti vengono sorpresi nella camera di Ginevra, Lancillotto è costretto a fuggire, abbandonando la sua dama. Ginevra viene condannata al rogo e Lancillotto accorre in suo aiuto; nel duello che segue Lancillotto assesta un colpo fatale all’avversario e chiede ad Artù di interrompere il combattimento e di poter tornare nella sua patria.

Nella versione fornita da Goffredo di Monmouth, Ginevra è complice di Mordred quando questi usurpò il trono di Artù, ma alla morte di quest’ultimo si rinchiuse in un convento. Secondo la leggenda, al momento della morte fu sepolta a Glastonbury, di fianco ad Artù.



Il personaggio leggendario - Nome

L’origine del nome Gunenièvre verosimilmente dalla parola gallese «Gwenhwyfar» (vecchia grafia «Gwenhwyvar») che significa “il fantasma bianco”, oppure “la fata bianca”, (origine del nome proprio Jennifer). Da allora si può affermare che Gunenièvre possiede un carattere fantastico che le da un aspetto magico, se non ultramondano.

La famiglia


Ci possono essere delle differenze tra i testi, ma essa viene generalmente data come figlia di Leodogan o Loedegranz di Caermelide. Anche se essa viene ritenuta solitamente senza figli, nel Perlesvaus Lohot è il figlio legittimo della coppia reale – in altri racconti egli è il figlio illegittimo di Arturo e in un Morte Arture inglese in versi allitterativi del XVImo secolo, essa ha due figli da Mordred. Nel Lancelot-Graal e nel poema tedesco Diu Crône, essa ha una sorellastra ed un fratello che hanno un ruolo di avversari. Sporadicamente in diversi racconti del ciclo di Artù sono menzionati dei cugini.

Regina, dama di cortesia e graal pagano.

Gunenièvre é prima di tutto la sposa del re Artù. La sua bellezza, la sua eloquenza così come il prestigio della sua corte fanno della regina una figura stimata dai cavalieri, odiata dai suoi simili e che comfina con il fiabesco. Celebre per la sua relazione adulterina con Lancillotto del Lago, il personaggio di Ginevra è una di quelle figure al modo di Ivano, che dimostrano l’incortesimento della leggenda arturiana operato nel XIImo secolo. Ma Ginevra è più di questo: essa é assieme la donna cortese ed il graal pagano dei lunghi cicli in prosa.



La regina del paese di Logres è prima di tutto la donna cortese per la quale tutte le promesse si compiono. Lancillotto nel testo del Le Chevalier à la Charrette (1176-1181), appare come il suo amante sottomesso alle sue volontà e beffato nel suo onore. Ginevra è stata rapita da Meleagant che la desidera. Arturo, re inattivo e passivo lascia che Gauvain s’incarichi di riportare la regina a corte.

Durante la sua erranza egli incontra un cavaliere anonimo che ben presto si rivela essere Lancillotto del Lago, «il migliore cavaliere al mondo». L’episodio della carretta è caratteristico di questa devozione del cavaliere per la sua dama, senza manchevolezze (o quasi!), ideale cortese per eccellenza: Lancillotto vi sale, dopo avere esitato il tempo di due passi a montare sul carretto dell’infamia, condotto da un nano, quella dei prigionieri, degli assassini e altri esseri indegni. «Al momento il cavaliere ha continuato la sua strada senza salirvi; egli ha avuto torto, torto di avere avuto paura e di non essere saltato subito sulla carretta, perché un giorno lo rimpiangerà. Ma la Ragione, che si oppone all’Amore, gli dice di non salire, trattenendolo dal salire, trattenendolo ed insegnandogli a non fare niente né intraprendere ciò che possa portargli vergogna o rimprovero. Non è dal cuore ma dalla bocca che viene questo discorso, che la Ragione osa tenergli. Ma l’Amore, racchiuso nel suo cuore, lo esorta e lo invita a salire subito sulla carretta. Amore lo vuole e allora egli salta, egli non ha più paura della vergogna, poiché è un ordine e la volontà dell’amore. »

Lancillotto diventa allora asociale in nome dell’amore assoluto che egli dedica alla regina. Quest’ultima, in occasione del loro incontro al castello di Gorre, gli rimproverà questa influenza della ragione sulla follia passionale. Agognata da Meleagant, Lancillotto ed in una certa misura anche da Gauwain, la regina diventa il centro di tutte le attenzioni. Essa è, di conseguenza, quella che tiene le redini del potere.

Per il suo statuto di regina, Ginevra è la rappresentazione del potere politico rubato ad Arturo. Se la corte del Re è l’épicentro delle virtù cortesi, è innegabile di vedere la regina essere veramente alla testa del paese di Logres, potere ufficiale certamente, ma il più potente. Questo tratto caratteristico della regina è esacerbato quando al Torneo di Noauz essa chiede a Lancillotto, allora irriconoscibile sotto un’armatura sconosciuta, di giostrare «al meglio» e «al peggio» secondo il suo volere. Il cavaliere, come amante fedele e devoto, non può che sottomettersi alla sua volontà.

«La regina ha chiamato la sua damigella d’onore e le ha detto: andate dunque, signorina, a prendere il vostro palafreno. Io vi mando dal cavaliere di ieri e gli direte solamente di giostrare al peggio. E quando voi gli avrete comunicato quest’ordine, fate bene attenzione alla sua risposta! Essa non perse del tempo, poiché aveva ben notato di sera alla vigilia la direzione che prendeva, non dubitando che sarebbe stata rimandata a cercarlo. Essa percorse dunque i ranghi e ha finito per trovare il nostro cavaliere. Essa andò subito discretamente a dirgli di battersi al peggio se voleva conservare l’amore e le buone grazie della regina, perché era la sua parola d’ordine. E lui, poiché essa lo comandava, rispose: Va molto bene così!!»

Amante esigente, Ginevra è un’innamorata assolutista. Essa è, di fatto, la padrona tirannica (tyrannos in greco significa il padrone) di Lancillotto: la situazione di quest’ultimo alla corte di Artù è significativa della presa della regina su di lui. In effetti, Lancillotto non fa parte veramente della corte di Arturo, ma nonostante tutto è il più saldo sostegno del re. Aiuto ausiliario, egli non conduce le sue avventure in nome del re, ma bensì a nome della regina, la sola che abbia un potere dominante su di lui.

Di conseguenza, Ginevra diventa agli occhi di Lancillotto un vero e proprio Graal: il parallelo non è insignificante. Quello che colpisce d’acchito, è la posizione fiabesca o per lo meno magica della regina.

Essa è la risorgenza del «bianco fantasma» delle saghe nordiche: la bianchezza della sua tinta e lo sfavillio della sua capigliatura d’oro si debbono accostare a questo fatto. A questo si aggiunge che Ginevra sembra avere le stesse caratteristiche delle fate: queste hanno per abitudine di apparire in prossimità dei luoghi acquatici. Lancillotto ritrova il pettine della regina con qualcuno dei suoi capelli sul bordo di una fontana.

Inoltre, la coppia che essa forma con lui è identica a quella di una fata, come quella che Melusina forma con un uomo. Questo è generalmente alla ricerca quando incontra una di queste creature dell’altro mondo. La fata getta la sua pretesa su di un uomo e gli promette il suo amore totale ad una sola condizione che, da tutti i punti di vista, è irrealizzabile.

Questa contrattualizzazione del legame amoroso tessuto tra il cavaliere e la fata illustra questa proporzione inadeguata dell’uomo e della donna, dell’umano e del divino, del terrestre e del celeste. Ginevra ha fatto un contratto con Lancillotto identico a quello di Melusina con il suo amante. Così essa è una figura dell’altro mondo che da alla società arturiana una connotazione molto più spirituale che, senza questo, non sarebbe che un ben pallido riflesso della società del XIImo secolo. Così, la materia originale del mito di Ginevra è stata trasformata nel corso di un lento processo, che si può definire in tre tappe: dapprima la messa per iscritto delle leggende nordiche, gallesi e bretoni alla fine del IXmo secolo, che mostrano Ginevra come la figura mitica della sovranità, poi per l’incortesimento dei testi all’inizio del XIImo secolo sotto l’impulso di Aliénor d'Aquitaine e di sua figlia Marie de Champagne, per finire con una cristianizzazione degli elementi testuali all’epoca in cui la chiesa estendeva il suo potere politico e la sua diffusione culturale. E’ evidente che si possa accostare Ginevra al Santo Graal. Prima di tutto per la mediazione di Lancillotto che vede una dea nella sua amica in seguito alla cristallizzazione del suo amore. Il cavaliere le dedica un vero culto, una liturgia pagana, non esitando ad inginocchiarsi davanti a lei come farebbe un vassallo col suo signore o il prete davanti all’altare. Ginevra è per Lancillotto quello che il Graal è per Parsifal o per Galahad, cioè l’oggetto assoluto della ricerca cavalleresca. Ogni ricerca a dei tratti comuni: essa esige acesa e pazienza al fine di progredire verso uno stato superiore. Lancillotto deve essere perfetto per essere degno della sua dama come Parsifal deve esserlo per diventare il guardiano del Graal.

Nondimeno, la cristianizzazione della materia inserisce la caratteristica della gerarchia tra le diverse ricerche. Quella di Ginevra è votata alla sfera terrestre e carnale mentre quella del Graal è volta verso la celeste, la spiritualità ed il divino.

Da quel momento, è il segno della fine e della lenta degradazione che deve subire il mondo arturiano che finisce in apoteosi nel La Mort du Roi Arthur.

Figura archetipale della dama cortese, fata, dea, Ginevra è il personaggio dalle sfaccettature multiple che illustra l’abbondanza dell’immaginazione medioevale. Donna ideale o cristallizzazione fantasmagorica dei desideri dell’uomo, essa è la proiezione del desiderio carnale e delle aspirazioni sprituali.

Il rapimento di Ginevra


Il tema dell’appropriazione di Ginevra con un rapimento o seduzione appariva già nelle fonti gallesi. Nella Vie de Gildas (prima del 1136) del monaco Caradoc de Llancarfan, essa è rapita da Melwas (Meleagant?), re d’Aestiva Regio («Pays de l’Été», forse il Somerset), e imprigionata a Glastonbury. Dopo della ricerca di un anno Arturo la localizza e si prepara ad andare a riprenderla con un’armata; la guerra è evitata grazie alla frapposizione di Gildas e la coppia è riunita. L’archivolto della Porta della Pescheria (portale nord) della cattedrale di Modena, costruita tra il 1099 e il 1184, porta una rappresentazione di questo episodio. Secondo Geoffroi de Monmouth, Guanhumara (Ginevra), derivante da una grande famiglia romana, è lasciata da suo marito Arturo a guardia di Mordred quando lui stesso parte per il continente per attaccare l’imperatore fasullo Lucius Tiberius; Mordred usurpa trono e regina. A partire da Chrétien de Troyes, essa diventa l’amante di Lancillotto, ma secondo una tradizione riflessa nel Roman de Yder (~1210) e La Folie Tristan del manoscritto di Berna, il suo amante sarebbe Yder. Qualsiasi sia la causa, Ginevra è spesso rapita o sedotta. Oltre alle interpretazioni psicologiche, morali o cortesi della sua infedeltà, degli specialisti hanno proposto che essa facesse originariamente parte delle regine simbolo della sovranità: rapirle significa impadronirsi del regno del loro marito. Il medioevalista Roger Sherman Loomis (1887 –1966) vedeva per conto suo Ginevra come una specie di Persefone celtica. Il fatto che essa sia spesso tenuta prigioniera in un luogo che la isola dal mondo e la vicinanza etimologica del nome del suo rapitore (Mordred, Melwas, Meleagant, Meljakanz, Melianz etc.) hanno potuto incitare a vedere in quest’ultimo un personaggio soprannaturale unico, padrone come Hadès del mondo infernale.

L’intervallo di un anno necessario perché Arturo recuperi Ginevra nella Vie de Gildas potrebbe andare nel senso di un mito paragonabile a quello di Persefone, del quale certuni vedono un equivalente nel rapimento di Bláthnat da parte di Cú Roí della mitologia irlandese.

2) I cavalieri della Tavola rotonda

I cavalieri della Tavola rotonda erano i cavalieri di rango più elevato della corte di re Artù che sono menzionati dalle leggende arturiane. Il numero di questi cavalieri varia molto a seconda dei racconti, da 12 a oltre 150. La Tavola rotonda di Winchester, databile agli anni settanta del XIIImo secolo, elenca i nomi di 25 cavalieri.


3) Il mago e chiaroveggente Merlino

Il mago e chiaroveggente Merlino è uno dei personaggi centrali del ciclo bretone e delle leggende arturiane: fu lui l'artefice della Tavola Rotonda, grazie a un suo incantesimo Uther Pendragon giacque con Igraine e così fu concepito Re Artù, fu ancora lui ad allevare Artù e condurlo fino all'ascesa al trono. Sua allieva (e rivale nelle versioni più recenti dei racconti arturiani) fu Morgana (Morgan Le Fay), un altro personaggio magico importante della tradizione arturiana.

Nella letteratura in lingua gallese vi sono in effetti due diversi personaggi di nome Merlino (Myrddin): Myrddin Wyllt (Merlino il Selvaggio), un pazzo nordico che non ha alcuna relazione specifica con il ciclo di Artù, e Myrddin Emrys (Merlino il Saggio o Caledonensis). La rappresentazione standard di questa figura comparve per la prima volta nella Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth (1136 circa) ed è basata sulla fusione di precedenti figure storiche e leggendarie: Goffredo, infatti, combinò le storie esistenti su Myrddin Wyllt con i racconti su Ambrosio Aureliano per formare la figura che egli chiama Merlino Ambrosio. Fu proprio Goffredo a porre in relazione per la prima volta Merlin con la saga arturiana, di cui Merlino divenne in seguito uno dei personaggi più importanti.

La versione goffrediana di questa figura divenne subito popolare e gli autori successivi ampliarono poi questi elementi così da produrre un'immagine più completa del mago. La sua biografia tradizionale lo vuole figlio di un demone e di una donna mortale che alla nascita ereditò dal padre i suoi poteri. In alcune versioni delle leggende fu il consigliere di Artù fino a che fu imprigionato dall'allieva di cui si era innamorato, Viviana (la Dama del Lago), mentre in altre egli se ne andò lontano per vivere felicemente con lei.

Se il pubblico moderno conosce Merlino secondo lo stereotipo del mago buono con cui viene rappresentato, tra l'altro, da Walt Disney (ne La spada nella roccia), molte fonti medievali forniscono di questo personaggio un'immagine ben diversa: egli appare inquietante, calcolatore, imperscrutabile, talvolta persino diabolico.



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