Festival dei Due Mondi Spoleto



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Programma


G. Fantini Sonata I detta del Colloreto, Sonata detta del Guicciardini, Balletto detto dello Spada, Sarabanda detta del Zozzi, Balletto detto il Lunati

P. Torri Intrada

G. Frescobaldi Bergamasca

J. J. Mouret Première suite de fanfare (Rondeau – Menuet I/II – Gavotte – Gigue)

G. F. Haendel Chaconne, Passacaille

M. P. de Monteclair La Guerre (Marche, Arrivée au camp, Mélange, Air et Sarabande,

Boute-selle, La Victoire, Marche pour le retour de l’Armée)

J. Stanley Voluntary VIII dall’op.VII (Andante staccato - Adagio - Fugue)

M. R. Delalande Concert de Trompettes (Simphonie – Chaconne - Air – Menuet I/II - Air en echo)

Piazza Duomo dal 30 giugno al 9 luglio

ALLAN HARRIS QUINTET

TRIBUTE TO NAT ‘KING’ COLE”



John Allan Harris III voce
Daniel Michael Kaufman piano
Jesse Jones Jr. sax
Paul Thomas Beaudry basso
Quentin Exavier Baxte batteria

Produzione Spoleto 52 in colaborazione con Umbria Jazz

Umbria Jazz sarà presente al Festival di Spoleto in virtù dello spirito collaborativo instauratosi tra le due manifestazioni.

La partecipazione si concretizzerà nella partecipazione alla cinquantaduesima edizione del festival spoletino del quintetto di Allan Harris (vincitore del 2009 NY Nightlife Award for Outstanding Jazz Vocalist) che nell’ultima edizione estiva di Umbria Jazz e nella sua versione invernale di Orvieto ha ottenuto un notevole successo di critica e pubblico per il suo personale omaggio alla musica del grande Nat “King” Cole. Un sincero e particolare tributo alla quintessenza del crooner reso possibile dalla sua voce calda ed elegante e da un rispetto ed un amore senza pari. E' questo che offre Allan Harris con il suo quintetto. Oltre un'ora di spettacolo in cui gli appassionati della musica "soft" jazz intraprendono un viaggio a ritroso nel tempo. E, nella calda atmosfera che riesce a ricreare, Allan Harris ripercorre tutti i più grandi successi del "King", da Unforgettable, a Mona Lisa, brano con cui l'artista afro-americano raggiunse nel 1950 la vetta delle classifiche e il grande successo. Ma non solo. Harris ripropone anche la famosa Non dimenticar. Brano che fu inciso da Nat King Cole con questo titolo (preferito a quello inglese di Don't forget), che l'aveva ascoltata mentre si trovava in Italia per alcune trasmissioni televisive. Tra il 1958 e il 1959 la portò nelle hit parade statunitensi e ne fece un successo internazionale. Uno spettacolo da non perdere, un viaggio in ricordo della dolce musica melodica degli anni '50.



Fin da giovane, la mia voce mi ha condotto a cantare e interpretare canzoni sentimentali e d’amore nei luoghi più remoti del mondo per le molte persone che ho incontrato. Col passare degli anni sono stato paragonato ad uno dei più noti cantanti del mondo, il grande Nat king Cole. Crescendo come artista, ho ricevuto numerose richieste da parte di amici, fan e critici di incidere un disco che rendesse omaggio a questo uomo leggendario. Ora sento che la mia voce e il livelo che ho raggiunto possono rendere giustizia alla memoria di uno dei più amati talenti del 21° secolo. Così, quando il Kennedy Center chiese al mio agente se fossi interessato a fare due serate in onore di Nat King Cole, entrambi abbiamo ritenuto che una registrazione dal vivo sarebbe stata il miglior modo per catturare l’atmosfera intima delle canzoni che intendevo cantare. Questo tributo a Mr. Cole composto da tredici canzoni è il mio ringraziamento più sentito per gli anni di amore ed apprezzamento di quanti sono stati così gentili da paragonarmi a quest’uomo indimenticabile, Nat King Cole. Lunga vita al re.”

Allan Harris


Allan Harris
Jazz vocalist, produttore, compositore, chitarrista, attore ed insegnante, vincitore per ben tre volte, del New York Nightlife Award come “Outstanding Jazz Vocalist,” ha lasciato la sua impronta come un apostolo dell’American Songbook (ndt. il Grande Canzoniere Americano). La connaturata dote di intrattenitore e la forte presenza scenica hanno fatto di lui una colonna portante sulle scene delle sale da concerto, dei teatri, dei jazz club e dei festival jazz di tutto il mondo. Tony Bennett lo definisce “Il mio cantante preferito.” Il Miami Herald ha scritto che la voce e il contegno di Harris “proiettano il calore di Tony Bennett, il mordente e il senso del ritmo di Sinatra, e la lieve eleganza di Nat ‘King' Cole”. “Harris è un jazzista dalla voce vellutata, con la giusta presenza e la musica nelle vene” (Variety); si è esibito come ospite con Wynton Marsalis and the Jazz al Lincoln Center Orchestra, alla Carnegie Hall, all’ Oak Room dell’Algonquin, ed è apparso con la star della Country Music Vince Gill e con Stevie Wonder. Canta per il Presidente Clinton, Jessye Norman e Sophia Loren. I ricordi degli inizi della sua carriera, quando suonava la chitarra e cantava con un complesso country rock, hanno isipirato Harris a realizzare nel 2006 il suo ciclo di canzoni Cross That River, un meraviglioso ritratto dell’America del West. Cross That River, il musical , ha debuttato nel famoso O’Neill Theater nel luglio 2008 ed è stato il destinatario del Chamber Music America Residency Grant. Il suo desiderio di essere vicino ai bambini lo ha portato nelle scuole, nei musei e negli istituti di Arte dello Spettacolo di tutto il paese, dove ha insegnato e divertito, con la sua storia che riguardava il Black West, i ragazzi di tutte le età. La versione di Cross That River dei ragazzi, è stata recentemente presentata nel progetto di apprendimento a distanza del Kennedy Center, e trasmessa alle scuole di tutto il paese, inoltre le canzoni di Allan Harris sono state scelte dallo stato dell’Oklaoma per essere inserite nel DVD di istruzione scolastica. La Fondazione Scrittori di Aspen lo ha invitato al debutto del suo primo programma musicale Lyrically Speaking, durante il Festival estivo dedicato agli scrittori del West. Allan è anche comparso su “All Things Considered”di NPR e CBS News. Il suo primo CD è stato Setting the Standard (Love Productions Records), poi It’s a Wonderful World (Mons Records) con il bassista Ray Brown, il pianista Benny Green, il chitarrista Mark Whitfield, Claudio Roditi alla tromba e Jeff Hamilton alle percussioni, con arrangiamenti creati da John Clayton e Rob Pronk. Black Coffee Blues, una canzone tratta da quel CD, è stata scritta in collaborazione con Ray Brown. Egli ha registrato inoltre Here Comes Allan Harris and the Metropole Orchestra, (Mons). Il trombettista Clark Terry, il solista Claire Martin e la Berlin’s Rias Big Band si sono uniti al suo tributo a Duke Ellington. Love Came, the Songs of Strayhorn (Love Productions Records) è invece un omaggio a Billy Strayhorn. Allan Harris ha cantato come voce solista nei DVD e CD della “Sacred Mass”di Duke Ellington, insieme al trombettista Jon Faddis e al cantante Michele Hendricks. Nella sua ultima incisione Long Live the King, registrata dal vivo al Kennedy Center, Allan rende omaggio ad uno dei più riconosciuti cantanti del pianeta: Nat King Cole. Harris affronta tutti questi classici, da Nature Boy a It’s Only a Paper Moon a (I Love You) For Sentimental Reasons,con totale rispetto e dice: “Il tributo a Mr. Cole di queste 13 canzoni è la mia registrazione più sentita per ringraziare, dopo anni di affetto e apprezzamento, tutti coloro che sono stati così gentili da paragonarmi a questo uomo così importante”. Will Friedwald, l’autore di Jazz Singing e Sinatra, lo definisce "probabilmente il più entusiasmante cantante sulle scene”. Showbiz Tonight della CNN si riferisce ad Harris come ad “uno dei tre migliori vocalist uomini nel paese." Stephen Holden del New York Times’ scrive di lui “un rilassato e raffinato cantante sentimentale“ secondo la tradizione di Nat ‘King’ Cole. Allan continua a dedicare molto del suo tempo a imprese filantropiche in favore dei bambini come l’Aspen Youth Experience, Children’s Miracle Network e Challenge Aspen.

Piazza Duomo 12 luglio

CONCERTO FINALE
Musiche George Gershwin

Direttore d’orchestra e pianista Wayne Marshall



Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Programma
Gershwin in Hollywood

Rapsody in Blue per pianoforte e orchestra

I Got Rhythm Variations per pianoforte e orchestra

Ouverture Girl Crazy

An American in Paris


Wayne Marshall
Direttore d’orchestra, pianista e organista, Wayne Marshall è uno dei musicisti più versatili ed estrosi di oggi. Nato in Inghilterra in una famiglia originaria dei Caraibi, si è fatto apprezzare all’inizio della sua carriera soprattutto come organista. Determinante poi è stata la sua partecipazione pianistica alla celebre produzione di Porgy and Bess della Glyndebourne Festival Opera diretta da Simon Rattle, alla successiva incisione discografica con la EMI e alla versione televisiva del musical. Da allora si è dedicato sempre di più al pianoforte e alla direzione d’orchestra, diventando in pochi anni uno dei più rinomati interpreti delle musiche di Gershwin, Ellington e Bernstein, nonché di altri autori americani del XX secolo. Come pianista e direttore d’orchestra si è esibito con tutte le principali orchestre britanniche, nonché numerose importanti formazioni di tutto il mondo, tra cui Wiener Symphoniker, Filarmonica di Rotterdam, Sinfonica della Radio Svedese, Orchestra Nazionale del Belgio, Norddeutscher Rundfunk, Berliner Rundfunk Sinfonieorchester, Chicago Symphony, Los Angeles Philarmonic, Berliner Philharmoniker e molte altre.

Nel 1998 ha debuttato in Italia come direttore al Teatro alla Fenice di Venezia ed in questi ultimi anni la sua presenza in Italia si è notevolmente intensificata, portandolo ad essere ospite regolare delle nostre principali orchestre: dalla Rai di Torino, al Maggio Musicale Fiorentino, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Massimo di Palermo, l’Orchestra Cherubini, L’Accademia di Santa Cecilia di Roma sino all’incarico di direttore principale ospite presso l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano.

Nel 2001 ha debuttato al Teatro alla Scala di Milano.

Nella stagione 2008/2009 si è esibito per la prima volta alla Filarmonica Arturo Toscanini di Parma e al Teatro Lirico di Cagliari, è tornato a Bologna, Milano e Roma ed infine ha diretto per la seconda volta il concerto di Natale da Assisi con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai trasmesso su Rai Uno.

Nella stagione appena conclusa, ha partecipato a nuovi allestimenti di Porgy and Bess tra l’altro a Dallas e all’Opéra Comique di Parigi e ha diretto concerti da Sidney a Baltimora, da Pechino a Londra. A giugno tornerà come ogni anno a Vienna e nel mese di luglio effettuerà un grande tour in Venezuela con l’Orchestra di giovani di Gustavo Dudamel.

Wayne Marshall è un grande interprete di musical, genere al quale dedica sempre maggiore attenzione: ha diretto più volte West Side Story e nel 2000 ha debuttato a Vienna con Wonderful Town che ha poi riproposto nel 2007 all’Accademia di Santa Cecilia di Roma con un incredibile successo di pubblico e di critica.


Titolare dell’organo Marcussen della Bridgewater Hall a Manchester dal 1996, Marshall continua a esibirsi come organista e nel 2004 ha inaugurato lo strumento della nuova Disney Hall di Los Angeles con una nuova composizione di James MacMillan per organo e orchestra, A Scotch Bestiary, brano che ha suonato anche ai BBC Promenade Concerts del 2005.

Ha inciso per la Virgin/Emi, vincendo i maggiori premi europei e nel 2004 ha ricevuto una laurea honoris causa dalla Università di Bornemouth.



Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
L’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, fondata nel 1993 da Vladimir Delman, si è imposta da alcuni anni come una delle più rilevanti realtà sinfoniche nazionali, in grado di affrontare un repertorio che spazia da Bach ai capisaldi del sinfonismo ottocentesco fino alla musica del Novecento. Il cartellone dell’Orchestra prevede ogni anno più di trenta programmi sinfonici, con un’impaginazione in cui i classici sono affiancati da pagine meno consuete, oltre ad alcune stagioni attigue, come il ciclo “Crescendo in Musica”, un’importante rassegna per bambini e ragazzi. Dal 1999 al 2005 Riccardo Chailly, oggi direttore onorario, ha ricoperto la carica di direttore musicale. Vladimir Fedoseyev, dalla stagione 2008/2009, è direttore principale.

Wayne Marshall e Helmuth Rilling rivestono, dalla stagione 2008/2009, il ruolo di direttori principali ospiti; il Maestro Rudolf Barshai, da molti anni legato all’Orchestra, dalla stagione 2006-2007 è direttore emerito, carica che fino alla sua scomparsa ricopriva Carlo Maria Giulini. Il cornista Radovan Vlatkovic e il pianista Simone Pedroni, invece, sono presenti, dalla stagione 2007/2008, come artisti residenti.

Alcuni appuntamenti ricorrenti scandiscono il percorso musicale della Verdi: l’esecuzione del ciclo integrale delle Sinfonie di Mahler, l’annuale appuntamento con una delle grandi Passioni di Bach in prossimità delle festività pasquali e il concerto di capodanno con la Nona Sinfonia di Beethoven.

La Stagione 2008/2009 prevede, accanto ai concerti della tradizionale stagione sinfonica, un ciclo di musiche del Novecento a cura di Francesco Maria Colombo.

L’Orchestra è stata diretta tra gli altri da Riccardo Chailly, Georges Prêtre, Riccardo Muti, Valery Gergiev, Rudolf Barshai, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Helmuth Rilling, Peter Maag, Marko Letonja, Daniele Gatti, Roberto Abbado, Ivor Bolton, Kazushi Ono, Vladimir Jurowski, Yakov Kreizberg, Ulf Schirmer, Eiji Oue, Herbert Blomstedt, Krzysztof Penderecki, Leonard Slatkin, Vladimir Fedoseyev, Wayne Marshall e Sir Neville Marriner.

L’Orchestra ha collaborato inoltre con solisti come Martha Argerich, Mstislav Rostropovic, Vadim Repin, Lynn Harrell, Viktoria Mullova, Han-Na Chang, Sarah Chang, Midori, Alexander Kobrin, Jean-Yves Thibaudet, Nelson Freire, Salvatore Accardo, Mario Brunello, Alexander Toradze, Hilary Hahn, Radovan Vlatkovic, Enrico Dindo, Domenico Nordio, Yefim Bronfman, Massimo Quarta.

Oltre alla ricca Stagione sinfonica nella propria sede a Milano, l’Orchestra è invitata spesso in sale prestigiose in Italia e all’estero.

Il 24 aprile 2008 l’Orchestra e il Coro della Verdi, diretti da Oleg Caetani, si sono esibiti nella Sala Nervi in Vaticano alla presenza di Benedetto XVI e del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un concerto offerto dal Presidente per celebrare il III anniversario del Pontificato di Benedetto XVI.

Il 12 e 13 dicembre 2008 l'Orchestra il Coro sono stati invitati a Baku, Azerbaijan, nell'ambito del II Mstislav Rostropovich International Festival. Diretti dal Maestro Eugene Kohn, hanno eseguito la Messa da requiem per soli, coro e orchestra di Giuseppe Verdi e hanno preso parte all'Opera Gala "World Stars" eseguendo arie da opere di Verdi, Puccini, Mascagni e Bizet.

Oltre a questa 52° edizione, la Verdi è già stata orchestra residente al Festival dei 2 Mondi di Spoleto nell’anno 2002.



Teatro Caio Melisso 8 e 9 luglio
Pamela Villoresi e David Sebasti

in

APPUNTAMENTO A LONDRA

di Mario Vargas Llosa
Traduzione Ernesto Franco
Scene Francesco Ghisu

Costumi Lucia Mariani

Musiche Germano Mazzocchetti

Luci Emiliano Pona


Regia Maurizio Panici
Associazione Teatrale Pistoiese e Argot Produzioni

In collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2Mondi



Appuntamento a Londra è una novità assoluta per il teatro, scritta da Mario Vargas Llosa, uno dei più apprezzati scrittori di fama mondiale, che anche in questo testo propone alcune delle suggestioni a lui più care.

La storia che racconta è un’acuta e profonda riflessione sul tema dell’identità e sulla vita segreta delle persone.

Lo spettacolo è anche un’indagine sui valori dell’amicizia e dei sentimenti, su quel sottile filo che ci lega come esseri umani, come attrazione profonda dell’uomo per l’altro da sé.
Due amici d’infanzia e gioventù, entrambi peruviani, si ritrovano a Londra dopo molti anni durante i quali non avevano avuto più contatti. Nel loro incontro rivivono il passato, mescolando bei ricordi con brutte storie che credevano oramai sotterrate o delle quali, forse, ignoravano l’esistenza.
Un teatro fortemente ispirato dalla letteratura in uno scambio fertile tra i diversi linguaggi espressivi.

Il cast attoriale dello spettacolo vede ancora una volta la presenza di un’attrice protagonista indiscussa del teatro italiano, Pamela Villoresi insieme a David Sebasti.



Un uomo, realizzato, pienamente occupato, apparentemente felice, in una pausa tra un viaggio e una riunione di lavoro, viene sopraffatto da una inquietudine che mette in moto un viaggio soggettivo e interiore, fortemente onirico che lo pone di fronte a se stesso, alle sue fantasie più segrete, a un gioco di specchi e rifrazioni nel quale stenta a ri/trovarsi.

Le proiezioni fantastiche che affiorano dal profondo del suo essere, prepotenti e inarrestabili, attivano e generano un “altro” da sé, attrattivo e repulsivo, fortemente seduttivo.

L’incontro pone l’uomo di fronte alla sua possibile altra identità: come un giano bifronte egli si specchia, “la sua vita segreta” esplode in una serie di variazioni possibili, tutte vengono esplorate, ri/vissute o ri/create.

Lungo tutto il tempo dello spettacolo le “identità” si rincorrono, si fronteggiano fino a una soluzione possibile, sempre e comunque aperta.

L’identità: è questo il tema centrale del testo.

E quel complesso di pulsioni/emozioni sogni e comportamenti che formano nel corso della nostra vita quella che chiamiamo “personalità”, nel protagonista dello spettacolo trovano la più aperta delle rappresentazioni; le possibili vie, le diverse possibilità sono percorse con ansia e desiderio fino a una conclusione non banale, affascinante, temuta, desiderata.

T. S. Eliot nei “Quattro quartetti” scrive: “… ciò che poteva essere e ciò che è stato / tendono a un solo fine che è sempre presente. /Passi echeggiano nella memoria / lungo il corridoio che non prendemmo / verso la porta che non aprimmo mai / sul giardino delle rose…”

È in questo crinale, in questa zona di confine, che i protagonisti si muovono continuamente, in bilico tra un mondo reale e uno immaginario altrettanto concreto e vissuto con la stessa intensità della vita vera.

Il testo di Vargas Llosa è un enigma, uno scandagliare la parte più profonda e nascosta di ogni essere umano: come egli stesso afferma “un argomento che mi ha sempre appassionato …la finzione e la vita, il ruolo che quella gioca in questa, la maniera con cui l’una e l’altra si alimentano e si confondono, si respingono e si completano in ogni destino individuale … e il palcoscenico è lo spazio privilegiato per rappresentare quella magia di cui è fatta anche la vita della gente: quell’altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione”.

Il nostro spettacolo è un gioco teatrale che si avvale anche di linguaggi complessi, immagini proiettate e percepite come fantasmi, che aiutano a rivelare scomode verità sepolte nel profondo del protagonista.

La scena è uno spazio concreto che continuamente apre a una serie di altre possibili visioni, creando così nello spettatore una vertigine, aiutandolo a rompere una visuale del quotidiano verso un altrove possibile, verso un mondo diverso da quello reale.

Le musiche originali sostengono questo progetto evocando altri mondi possibili, nostalgie e luoghi perduti, un giardino della memoria che mai risulta essere consolatorio.

La macchina teatrale asseconda e sostiene gli attori impegnati in questo difficile percorso al fine di aiutarli a creare e ri/creare continuamente quella complessità che risponde al nome di identità.
Maurizio Panici
Appuntamento a Londra” non si svolge nel mondo del reale, del veritiero, ma trasloca nella pura soggettività del protagonista; un territorio che, nonostante al principio sembri essere fatto solo di ricordi dolorosi e teneri, alla fine scopriamo che è fatto soprattutto di invenzioni: un mondo di finzione. In questo modo, anche in questa opera, al di sopra e al disotto di quelli che io volevo fossero i temi centrali della storia – l’amicizia, la forgiatura dell’identità come atto vitale creativo e ribelle, i riti e i malefici del sesso nella vita segreta della persone – mi si impose un argomento che mi ha appassionato in maniera ricorrente in vari dei miei romanzi e tutte le opere teatrali che ho scritto: la finzione e la vita, il ruolo che quella gioca in questa, la maniera in cui l’una e l’altra si alimentano, si confondono, si respingono e si completano in ogni destino individuale. Senza dubbi, il palcoscenico è lo spazio privilegiato per rappresentare quella magia di cui è fatto anche la vita della gente: quell’altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione.

Mario Vargas Llosa

Maurizio Panici
Studia architettura, dal 1976 si dedica al teatro. Dal 1979 al 1990 è attore e si occupa in particolare di un progetto sul filosofo Friederich Nietzsche. Nel 1986 fonda la Cooperativa Argot, che si afferma come essenziale punto di riferimento per la drammaturgia contemporanea. Ed è proprio per l'attività svolta a favore della drammaturgia contemporanea,da sempre centrale nel suo lavoro, che riceve tre Biglietti d'Oro AGIS. Riceve inoltre nel 1993 il riconoscimento speciale IDI (Istituto del Dramma Italiano), nel 1994 il Premio Equa Mercede assegnato dal Sindacato Autori Drammatici, nel 1997 il Premio della Critica dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro e nel 2007 il premio Franco Enriquez per la regia.

Testimoniano il suo costante impegno in questo settore la regia di numerosi testi di autori italiani: da Giuseppe Manfridi (L'inno dell'ultimo anno) ad Alberto Bassetti (Sopra e sotto il ponte),da Edoardo Erba (Vaiolo) a Pierpaolo Palladino (II cappello del papa), da Remo Binosi (Che magnifica serata) a Luca De Bei (La Spiaggia, Premio Flaiano 2001)a Sergio Pierattini (La Maria Zanella) i cui interpreti sono oggi alcuni tra i più interessanti protagonisti della scena italiana tra cinema e teatro (tra gli altri,Valerio Mastandrea, Massimo Wertmuller, Marco Giallini, Rolando Ravello, Paolo Triestino, Sabrina Impacciatore).

Una parte importante del suo impegno di regista è rivolta anche a restituire ai classici la loro originaria dimensione popolare : esemplari in tal senso Romeo e Giulietta del 1995 (debutto al festival di Borgio Verezzi) e Troilo e Cressida che inaugura la Biennale 1999 dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo , protagonisti Antonio Latella e Danilo Nigrelli .

Dalla collaborazione artistica con Pamela Villoresi e Arnaldo Pomodoro nascono nel 1996 Antigone di Anouilh e la riscrittura di Orestea/Atridi come guerra di mafia ( Teatro Olimpico di Vicenza1998).

La Locandiera di Carlo Goldoni, protagonista Pamela Villoresi è ospite al Théatre des Italiens nel 2000 ,la commedia musicale Liliom di Ferenc Molnar con Massimo Venturiello, Fiorella Rubino e la partecipazione del Coro Le mystère des voix Bulgare debutta a Taormina Arte nell’agosto dello stesso anno, I Giganti della Montagna di Luigi Pirandello, con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini inaugurano la Settimana Pirandelliana di Agrigento nel 2001.

Medea di Euripide va in scena al Teatro Antico di Taormina il 21 maggio 2003, ancora protagonista Pamela Villoresi, con la quale mette in scena successivamente una versione musicale di Lisistrata di Aristofane e Tre Sorelle di Anton Checov, ospitati nei più importanti teatri italiani.

Nell’estate 2004 inizia la sua collaborazione con l’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato per il quale allestisce in prima rappresentazione in Italia Il Dilemma del Prigioniero di David Edgard – protagonisti Maria Paiato e Bruno Armando - e l’anno successivo Il Custode dell’Acqua dal romanzo di Franco Scaglia, vincitore SuperCampiello 2002, protagonisti Maurizio Donadoni e Carlo Simoni.

L’estate 2006 segna la ripresa della collaborazione con il Festival dei due Mari per il quale allestisce una Fedra di Seneca - protagonista quella Maria Paiato con la quale il percorso era iniziato anni addietro, prima con La Spiaggia di Luca de Bei, poi Cinema Impero di Roberto Cavosi -coprotagonista Mascia Musy - e infine La Maria Zanella di Sergio Pierattini per il quale l’attrice ha ricevuto nel 2005 il PremioUbu. Nel 2007 va in scena, sempre al Teatro Antico di Tindari, Antigone da Sofocle protagonisti Edoardo Siravo e Silvia Siravo .

L’estate 2006 è anche l’anno di Sul Lago Dorato con Arnoldo Foà e Erica Blanc ,che debutta al Festival di Borgio Verezzi.

Nella stagione 2007/2008 ancora due regie che tracciano un percorso articolato ma sempre rivolto al contemporaneo: da un lato l’allestimento di Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman con le straordinarie Rossella Falk e Maddalena Crippa, dall’altro la messa in scena di una commedia francese di Jean – Marie Chevret che ha ricevuto il Premio de la Solidarité et de l’Anti-Racisme attribuito dalle ONG dell’ONU (un premio per la prima volta assegnato a un autore teatrale), L’appartamento è occupato! (Le Squat) protagonista Paola Gassman.

Infine nella stagione 2008/2009- al Teatro Manzoni di Pistoia- debutta con Marlene, novità assoluta di Giuseppe Manfridi , protagonista Pamela Villoresi insieme a Orso Maria Guerrini e David Sebasti : una commedia che, penetrando nel “dietro le quinte” della vita della Dietrich, scandisce in tre capitoli le vicende di un’avventura umana sensazionale.



San Nicolò 11 e 12 luglio

Paolo Bonacelli

in


DE PROFUNDIS  

di Oscar Wilde



regia Riccardo Massai

traduzione e riduzione Masolino d’Amico

violoncello Simonpietro Cussino

azione mimica di Simone Rovida direzione organizzativa Raoul Gallini
Produzione Archètipo associazione culturale

Prima italiana


Lunga quasi cento pagine nella versione integrale, De profundis (il titolo le fu dato quando fu pubblicata parzialmente la prima volta cinque anni dopo la morte del suo autore) è una delle più celebri lettere mai scritte. Destinata in originale solo ad una persona, il giovane Lord Alfred Douglas detto Bosie, fu scritta durante il secondo dei due anni di carcere duro cui Oscar Wilde fu condannato per omosessualità e contiene tutta la storia della fatale amicizia fra il celebre scrittore e il giovane aristocratico, vizioso, egoista e capriccioso. La vivida rievocazione della vita lussuosa e amorale condotta dalla coppia è vista adesso con gli occhi di un uomo che la sofferenza ha profondamente cambiato – non nel senso di farlo diventare un pentito bigotto, bensì di fargli comprendere l’importanza di quei valori, soprattutto artistici, che l’avidità di esperienze mondane gli aveva fatto trascurare.

Di qui l’interpretazione di Cristo come artista supremo, la cui esistenza è stata un poema. Anche da peccatore redento Wilde rimane un esteta, mentre l’eloquenza del drammaturgo, che non gli viene mai meno, trasforma il torrenziale sfogo in una performance da grandissimo intrattenitore.


Masolino d’Amico

La lunga lettera di Wilde è un dialogo in assenza di/con Bosie che non solo negò sempre di aver ricevuto questa missiva, ma anche di esserne mai stato al corrente dell’esistenza della stessa. La cella dove Wilde è detenuto diventa così il cervello stesso di Wilde che scavando nella profondità fra ricordi e presente, si riconosce più maturo della sua età anagrafica ed arriva ad una consapevolezza che è propria di un’età più avanzata della sua, non a caso Wilde sopravvivrà di poco all’esperienza carceraria. Egli dunque scopre il senso del dolore permettendo a questa epistola scritta “in carcere et vinculis” di renderlo libero.

Nel nostro spettacolo le proiezioni e gli aiuti audio accompagnano il racconto interpretativo, così come le luci che scandiscono il tempo interno più dello spazio: i contributi musicali creano un respiro, quasi a segnare gli appuntamenti di Wilde con la stesura della lettera che si protrasse per quasi tre mesi.

La lettera è stata rivelata nella sua completezza solo nel 1959, nel tentativo di proteggere fino all’ultimo l’intimità di un uomo resa pubblica per troppo tempo quando era in vita, in un mondo forse molto più libero da pregiudizi. Ma ancora oggi questo scritto fa riflettere su temi attualissimi come la mancata ratifica della mozione avanzata all’Onu dalla Francia che ha proposto una risoluzione per la depenalizzazione dell’omosessualità. Tempi e situazioni che ci sembrano estremamente lontani e inaccettabili, sono ancora (purtroppo) realtà in molte parti del mondo, ma anche in molte parti di noi dove considerare “il peccato e la sofferenza alla stregua di cose sante, suona molto pericoloso”.



Riccardo Massai

Teatro Caio Melisso 27 giugno e dal 2 al 5 luglio

Samuel Beckett / Robert Wilson
Adriana Asti in

GIORNI FELICI

di Samuel Beckett

Regia, scene e ideazione luci Robert Wilson
Costumi e trucco Jacques Reynaud

Drammaturgia Ellen Hammer

Disegno luci A.J. Weissbard

Suono Emre Sevindik


Con

Adriana Asti nel ruolo di Winnie

Yann de Graval nel ruolo di Willie
Assistente alla regia Christoph Schletz

Assistente alla scenografia Valentina Tescari

Direttore di scena Sue Jane Stoker

Direttore tecnico Amerigo Varesi

Assistente ai costumi Lara Friio

Supervisione luci Marcello Lumaca

Truccatrice Laura Tosini

Delegata di produzione Kristine Grazioli


Un progetto di Change Performing Arts

commissionato da Spoleto52 Festival dei 2 Mondi e Grand Théâtre de Luxembourg

prodotto da CRT Artificio, Milano

Prima italiana


In questa commedia scritta nel 1960/61, Samuel Beckett esplora un soggetto melanconico, intriso di umorismo, che al giorno d’oggi ancor più che in passato richiama la nostra attenzione e muove i nostri animi: nel cammino verso la senescenza, quando ci sentiamo più fragili a causa degli effetti del tempo, come possiamo vivere, sentire, sperare nella felicità?

Beckett ci introduce al mondo di Winnie, una donna di mezza età, interrata fino alla vita in un tumulo. Nella visione di Robert Wilson questo è il risultato di un’eruzione nell’asfalto. La parte inferiore del suo corpo è immobile e nascosta alla vista. Winnie comunica unicamente con le braccia, le mani, il viso, le parole e i suoi occhi pieni di espressività. Winnie cerca di tramutare ogni giorno in un giorno felice, cerca di trovare momenti di felicità attraverso rituali che lei stessa ha creato: raccoglie gli oggetti quotidiani che la circondano, parla con loro e ricorda con un sorriso momenti della sua vita passata. Questi rituali le danno la forza per trovare un significato nella vita, nonostante la sua mobilità peggiori fino al punto in cui solo la sua testa emerge dal tumulo. Particolarmente importante per la donna è la presenza del marito Willie, che dimostra affetto nei suoi confronti nonostante sia di poche parole. Infine, forse al termine dell’ultimo giorno, non sorprende che Winnie canti la loro melodia preferita, lo struggente motivo de La vedova allegra… “Lippen schweigen”… (Ellen Hammer)



Ho avuto l’onore di ricevere una visita di Samuel Beckett in camerino in occasione di uno dei miei primi spettacoli, A letter for Queen Victoria.

Si complimentò con me per il testo frammentato e non sequenziale. Quando Eugene Ionesco recensì il mio primo spettacolo, Deafman Glance, scrisse: ‘Wilson è andato più lontano di Beckett’, quindi quando finalmente lo incontrai ne fui molto intimidito.

Ho sempre sentito una certa affinità con il mondo di Beckett. Per alcuni versi l’ho sempre sentito vicino al mio lavoro, ma solo adesso, dopo trentacinque anni, ho deciso di accettare la sfida e confrontarmi con lui.

Mi piace Giorni Felici perché è allo stesso tempo molto semplice ed estremamente complesso. Si comprende immediatamente la situazione. Se compri il biglietto di uno spettacolo intitolato Giorni Felici, entri in teatro e vedi una donna sepolta fino al collo, puoi dimenticare la situazione e sentirti liberamente coinvolto.

Agli inizi della mia carriera, ho visto più volte Madeleine Renaud interpretare Giorni Felici a Parigi. Ne ammiravo la recitazione ed ero preoccupato che non avrei mai trovato un’attrice come lei e mai avrei potuto dirigere uno spettacolo altrettanto bello.

Nella mia messinscena vedo lo spazio come una giungla di asfalto e Winnie vi è intrappolata. Le linee sono molto severe, nette. Blu e nere. Ma c’è anche un paesaggio magico… una sorpresa.

È la prima volta che lavoro con Adriana. La comicità è tutta questione di ritmo e Adriana ha uno straordinario senso del ritmo, il che significa che è anche una grandissima attrice comica. Adoro i suoi enormi occhi, che sono sempre in ascolto.

Robert Wilson

Samuel Beckett
Nato a Dublino il 13 aprile 1906 e morto a Parigi il 22 dicembre 1989, scrittore, drammaturgo e regista irlandese. Studiò lingue e letterature romanze al Trinity College di Dublino, laureandosi con una tesi, successivamente pubblicata, su Proust. Trasferitosi a Parigi, fu nominato lettore d'inglese a l'Ecole Normale Supérieure divenendo il segretario di James Joyce. Frequentò gli ambienti dei surrealisti e pubblicò alcuni romanzi tra cui Molloy (1951), Malone muore (1951) e L'innominabile (1953). Secondo una felice intuizione di Martin Esslin, Beckett fu considerato fra i massimi esponenti del teatro dell'assurdo, insieme a Eugène Ionesco e a Arthur Adamov. Per il teatro scrisse Aspettando Godot nel 1952 (opera scritta prima in francese e poi tradotta da lui stesso in inglese) che venne rappresentata per la prima volta il 5 gennaio 1953 a Parigi, al Théâtre de Babylone. Di seguito scrisse Fin de partie (Finale di partita, 1957) e Oh les beaux jours (Giorni felici, 1960). Per il cinema scrisse nel 1963 la sceneggiatura di Film (distribuito nel 1965) con Buster Keaton. Per la TV tedesca realizzò come autore e regista cinque "teleplay", di notevole impatto visivo per la sperimentazione del linguaggio e l'ideazione registica (in particolare segnaliamo Quad (1981) e Nacht und Träume (1982). Nel 1969 ricevette il Premio Nobel per la letteratura, ma non si presentò per ritirarlo.

Adriana Asti
Al Piccolo Teatro di Milano, sotto la direzione di Giorgio Strehler, ha preso parte a Elisabetta d’Inghilterra di Bruckner, Revizor di Gogol, e Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni.

È stata diretta da Luchino Visconti in Le vergini di Salem di Arthur Miller, Angelo guarda il passato di Thomas Wolfe, Tanto tempo fa di Harold Pinter e Teresa di Natalia Ginzburg.

Ha recitato negli spettacoli di Pirandello: Questa sera si recita a soggetto, Vestire gli ignudi, Trovarsi e Come tu mi vuoi diretta da Susan Sontag.

È stata la Cleopatra di Shaw, Rosa Luxembourg di Squarzina ed Eva Perón di Copi.

Sotto la direzione di Luca Ronconi ha interpretato Santa Giovanna di George Bernand Shaw e Orlando Furioso di Ariosto.

Nel 1997 ha interpretato Ceneri alle ceneri sotto la direzione di Harold Pinter.

Il suo primo ruolo in lingua francese risale al 1987 quando ha interpretato Mirandolina ne La locandiera di Goldoni, diretta da Alfredo Arias al Théâtre de la Commune di Parigi. Successivamente ha recitato in lingua francese in Teresa di Natalia Ginzburg al Teatro Petit Montparnasse con la regia di Giorgio Ferrara, Emma B. vedova Giocasta di Alberto Savinio, al Théatre du Rond-Point diretta da Pierluigi Pizzi, Nina di Roussin al Teatro Gaîté Montparnasse con la regia di Bernard Murat e Ferdinando di Ruccello, al Théâtre du Rond-Point con la regia di Marcello Scuderi.

Per il cinema ha recitato in oltre 50 film, diretta dai principali registi italiani, tra le sue interpretazioni: Rocco e i suoi fratelli e Ludwig con la regia di Visconti, Accattone e Capriccio all'italiana di Pasolini, Prima della rivoluzione di Bertolucci e altre collaborazioni con De Sica e Bolognini.

In Francia ha lavorato con Buñuel ne Il fantasma della libertà, Claire Devers in Chimère, Mathieu Amalric in Mange ta soupe, Frederic Fisbach in La pluie des prunes, Jacques Hertaud in Les Allumettes suédoises e Gérard Vergez in Dans un grand vent de fleurs.

Di recente è stata diretta da Marco Tullio Giordana ne La meglio gioventù.

Tra i premi ed i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera teatrale e cinematografica ricordiamo il Premio Eleonora Duse Award, il Premio Ennio Flaiano, tre Maschere d’Oro, una Grolla d’Oro, un David di Donatello, tre Nastri d’argento della Critica Cinematografica Italiana e il Premio Vittorio De Sica.
Robert Wilson
Il New York Times ha definito Robert Wilson “una pietra miliare del teatro sperimentale mondiale”. Il suo lavoro si serve di diverse tecniche artistiche integrando magistralmente movimento, danza, pittura, luce, design, scultura, musica e drammaturgia. I suoi spettacoli sono di un’altissima intensità estetica e di grande potenza emotiva e gli hanno procurato il consenso generale del pubblico e della critica in tutto il mondo.

Ha ricevuto numerosi premi e onorificenze, tra cui due premi Guggenheim Fellowship (1971, 1980), il premio Rockefeller Foundation Fellowship (1975), la nomination per il Premio Pulitzer (1986), il Leone d’Oro per la scultura alla Biennale di Venezia (1993), il premio Dorothy and Lillian Gish alla carriera (1996), il Premio Europa di Taormina Arte (1997), l’elezione all’American Academy of Arts and Letters (2000) e il premio del National Design alla carriera (2001). È stato nominato Commandeur des Arts et des Lettres (2002).

Nato a Waco, Texas, Wilson compie i suoi studi all’Università del Texas e nel 1963 arriva a New York per frequetare l’Istituto Pratt di Brooklyn. Nel 1968 fonda la Byrd Hoffman School of Byrds, dove ha ideato i suoi primi spettacoli. Nel 1969 Wilson presenta a New York due grandi produzioni: The King of Spain al Teatro Anderson e The Life and Times of Sigmund Freud che debutta alla Brooklyn Academy of Music. Nel 1971 ottiene il successo internazionale con il rivoluzionario Deafman Glance, opera creata in collaborazione con Raymond Andrews, un ragazzo sordomuto che Wilson ha adottato. Dopo il debutto parigino dell’opera, l’artista surrealista Louis Aragon ha scritto di Wilson: “Lui rappresenta ciò che noi speravamo venisse dopo e oltre noi, dal momento in cui il Surrealismo è nato”. Considerato come figura di spicco della nascente avanguardia newyorkese, Wilson si dedica a opere in grande scala e, con Philip Glass, crea la monumentale Einstein on the Beach, che diviene un successo planetario cambiando la concezione convenzionale dell’opera come forma artistica. L’opera è presentata al Festival d’Avignone e al Metropolitan di New York ed è quindi riproposta in due tour mondiali nel 1984 e nel 1992. Dopo Einstein, Wilson ha moltiplicato le collaborazioni con i teatri e gli enti lirici europei. Insieme a scrittori e performer di fama internazionale, Wilson ha creato lavori originali che sono diventati pietre miliari e sono stati presentati al Festival d'Automne a Parigi, alla Schaubühne a Berlino, al Thalia Theatre di Amburgo e al Festival di Salisburgo. Alla Schaubühne ha creato Death Destruction & Detroit (1979) e Death Destruction & Detroit II (1987); al Thalia ha presentato le pionieristiche/innovative opere musicali The Black Rider (1991) e Alice (1992). All’inizio degli anni Ottanta Wilson sviluppa quello che rimane il suo progetto più ambizioso: l’epico the CIVIL warS: a tree is best measured when it is down. Creato in collaborazione con un gruppo internazionale di artisti, Wilson l’ha concepito come opera centrale del 1984 Olympic Arts Festival a Los Angeles; sebbene non sia mai stato completata, singole parti sono state presentate negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone.

Negli ultimi due decenni Wilson ha introdotto la sua specifica sensibilità per luci, senso dello spazio e del movimento nel repertorio teatrale tradizionale e operistico, ideando e dirigendo opere al Teatro alla Scala, al Metropolitan, all’Opéra Bastille di Parigi, all’Opera di Zurigo, alla State Opera di Amburgo, alla Lyric Opera di Chicago, e al Houston Grand Opera. Per citare solo alcuni titoli: Parsifal di Wagner (Amburgo, 1991); Il Flauto Magico di Mozart (Parigi, 1991-99); Lohengrin di Wagner (Zurigo, 1991; New York, 1998); Madama Butterfly di Puccini (Parigi,1993-98; Bologna, 1996; Hamamatsu, 1999; Amsterdam, 2003; Los Angeles, 2004); Pelléas et Mélisande di Debussy (Salisburgo, 1997; Parigi 2004). Ha inoltre portato in scena adattamenti innovativi di opere di scrittori quali Virginia Woolf, Henrik Ibsen e Gertrude Stein. Nella sua carriera Wilson ha collaborato con artisti come Heiner Müller, Tom Waits, William S. Burroghs, David Byrne, Lou Reed, Allen Ginsberg, Laurie Anderson, Jessye Norman e Susan Sontag.

Recentemente Wilson ha completato una produzione completamente nuova, basata su un poema epico dell’Indonesia, intitolata I La Galigo, che ha fatto un lungo tour ed è andata in scena al Lincoln Center Festival nell’estate 2005.

Wilson continua a dirigere riprese delle sue produzioni più celebrate, tra cui The Black Rider a Londra, San Francisco e Sydney; The Temptation of Saint Anthony a New York e Barcellona, Erwartung a Berlino, Madama Butterfly al Bolshoi Opera di Mosca, e The Ring di Wagner al Teatro Chatelet di Parigi.

Oltre a essere conosciuto e acclamato universalmente per le sue opere teatrali, il lavoro di Wilson continua a essere legato al mondo dell’arte contemporanea. Complete retrospettive sono state presentate al Museum of Fine Arts di Boston e al Centre Pompidou di Parigi. Ha curato installazioni al Stedelijk Museum di Amsterdam, al Clink Street Vaults di Londra e al Guggenheim di New York e Bilbao. Il suo straordinario tributo a Isamu Noguchi è stato recentemente in mostra al Seattle Art Museum e la sua installazione per il Guggenheim Giorgio Armani retrospective è stata allestita a Londra, Roma e Tokyo. Nel 2007 la Galleria Paula Cooper e Phillips de Pury & Co a New York hanno presentato la sua ultima avventura artistica, VOOM Portraits, ritratti che includono personggi come Gao Xingjian, Winona Ryder, Mikhail Baryshnikov e Brad Pitt. La mostra è stata poi presentata alla Galleria ACE di Los Angeles, a Napoli e Spoleto. I suoi disegni, i suoi video e le sue sculture sono conservate in collezioni private e musei in tutto il mondo. È rappresentato dalla Galleria Paula Cooper di New York.

Wilson è anche il fondatore e il direttore artistico del Watermill Center, che ogni estate ospita studenti e professionisti di diversi ambiti artistici da tutto il mondo, un laboratorio interdisciplinare per le arti. Nel luglio del 2006, il Watermill Center ha costruito un nuovo edificio con alloggi e spazi per le prove ed ha inaugurato un programma di studi della durata di un anno.



Teatro Caio Melisso 28 e 29 giugno

Samuel Beckett / Robert Wilson
Robert Wilson in

L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP

di Samuel Beckett

Regia, scena e ideazione luci Robert Wilson

Costumi e collaborazione alla scenografia Yashi Tabassomi

Disegno luci A.J. Weissbard

Disegno suono Peter Cerone / Jesse Ash


Assistente alla regia e direttore di scena Sue Jane Stoker

Aiuto regia Charles Chemin

Assistente alle luci Xavier Baron
Direttore tecnico Amerigo Varesi

Capo elettricista Aliberto Sagretti

Delegata di produzione Kristine Grazioli
Un progetto di Change Performing Arts

commissionato da Spoleto52 Festival dei 2Mondi e Grand Théâtre de Luxembourg

prodotto da CRT Artificio, Milano

Prima assoluta


Spettacolo in inglese con sottotitoli in italiano
L’ultimo nastro di Krapp, atto unico di Samuel Beckett, debutta il 28 ottobre 1958 al Royal Court Theatre di Londra.

Krapp, un uomo anziano, è seduto da solo nella sua stanza a notte fonda. È il suo settantesimo compleanno. Si prepara a fare una registrazione su bobina delle sue considerazioni rispetto all’anno trascorso, così come ha fatto ogni anno il giorno del suo compleanno sin da quando era giovane. Gli eventi registrati su ciascun nastro sono annotati meticolosamente in un enorme registro, che gli consente di accedere facilmente ai ricordi del suo passato. Nel prepararsi alla nuova incisione, ascolta una registrazione che aveva inciso circa trenta anni prima. Sente la voce dell’uomo fiducioso e speranzoso nel fiore degli anni, e stenta a riconoscersi. Ride con ironia nel risentire le sue vecchie ambizioni e i suoi sogni di gioventù.

In particolare c’è un passaggio che riascolta più volte, nel quale il giovane Krapp parla in modo calmo e filosofico della fine della relazione con una donna che potrebbe chiamarsi Effi. Ai tempi della registrazione il giovane Krapp vedeva la rottura come inevitabile e pregustava nuove conquiste e trionfi. Ora, guardando indietro, si rende conto che quella donna è stata l’ultimo grande amore della sua vita, e nel rinunciare a lei ha perduto, tanti anni prima, la possibilità di essere felice.
Robert Wilson, oltre a firmare la regia e l’allestimento, recita sulla scena.

Questa è la sua più recente apparizione nei panni di attore dall’ultimo Hamlet: a monologue.

Questo lavoro regala un’opportunità unica per apprezzare le qualità interpretative dell’artista, offrendo una miscela del suo stile che integra con precisione e rigore movimento, luce e suono. All’interno di questa cornice si sviluppa una struttura che lascia spazio alla libera interpretazione del pubblico, cosa che rende emozionanti le sue rappresentazioni dal vivo.

Wilson è stato spesso paragonato a Beckett, essendo entrambi maestri della nuda semplicità che è uno dei risultati artistici più difficili da ottenere. Niente è inessenziale, non una parola, non un movimento.

Nella breve durata di un’ora e con poche pennellate Beckett e Wilson dipingono una visione del mondo estremamente particolare e allo stesso tempo universale. (Sue Jane Stoker)
Quando dirigo uno spettacolo creo una struttura nel tempo. Solo nel momento in cui tutti gli elementi visivi sono al loro posto viene creata una cornice che gli attori devono riempire.

Se la struttura è solida, allora si può essere liberi al suo interno.

In questo caso la struttura è data per la maggior parte dal testo e spetta a me trovare la mia libertà all’interno della struttura di Beckett. Egli descrive minuziosamente come appare la scenografia, quali sono i movimenti, ecc.

Tutto è scritto nero su bianco.”

Robert Wilson
Teatro San Nicolò dal 7 al 9 luglio

I PRODOTTI

teatro fisico per sei acrobati di Nairobi e danzatori anomali


Ideazione e regia Michela Lucenti e Leonardo Pischedda

Coreografia Michela Lucenti/Balletto Civile


Con

Emanuele Braga

Maurizio Camilli

Michela Lucenti

Asamba Peter Willis Kuria

Were Stephine Odhiambo

Onaacha Erik Odida

Agero Nicholas Onyango

Raudo Hamphrey Omondi

Emanuela Serra

Mboka Churchill Wandanda
Disegni luci Tiziano Scali

Disegno sonoro Tiziano Scali, Michela Lucenti, Leonardo Pischedda, Maurizio Camilli

Immagini video Leonardo Pischedda, Emaunele Braga e Uovoquadrato

Scena Michela Lucenti e Leonardo Pischedda

Costumi Federica Genovesi

Assistente alla coreografia Emanuela Serra

Assistente alla regia Francesco Traverso
Prima italiana

Produzione BALLETTO CIVILE/ARTIFICIO23

In collaborazione con P.e.p.e Produzioni, Afro Jungle Jeegs, Fondazione Teatro Piemonte Europa

Il progetto teatrale I Prodotti vede coinvolto un gran numero di persone, fra cui, in primo luogo, un gruppo di giovani acrobati kenioti, gli Afro Jungle Jeegs, che sono arrivati in Italia portando piccoli spettacoli di elevata e divertente acrobazia fisica, grazie al sostegno di Artificio23 e P.e.p.e. Produzioni.

Leonardo Pischedda, di Artificio23, gruppo che fa dell’incrocio dei generi il centro della sua ricerca, ha proposto agli acrobati africani di interagire con altri artisti come quelli del Balletto Civile, compagnia italiana di teatro fisico capitanata da Michela Lucenti che lavora da anni privilegiando quasi esclusivamente il linguaggio del corpo, del canto e della danza.

Ne è nato un lungo percorso di formazione e di lavoro ancora in atto, un percorso tra Europa e Africa, che si è sviluppato nell’arco di due anni, ottenendo un primo risultato compiuto con lo spettacolo I Prodotti, messo in scena grazie alla collaborazione artistica fra Michela Lucenti e Leonardo Pischedda.


Lo spettacolo è fatto di individui e dei loro corpi, e racconta una storia immersa nel bianco, che è il colore delle cose sospese. Gli individui danzano e parlano, e il loro agire ha bisogno di mostrarsi, di rivelarsi con strumenti semplici e diretti. Lo spettacolo parla di una specie di rumore di fondo, che si può ascoltare spesso, quando tutto il resto tace, e di come le vite siano immerse nel freddo, anche a Nairobi.
Leonardo Pischedda
E’ assistente alla regia di Carlo Cecchi nell’Amleto della Trilogia Shakespeariana di Palermo dove incontra, tra gli altri, Spiro Scimone, Francesco Sframeli e Valerio Binasco. Con quest’ultimi partecipa alla nascita di 3 produzioni come collaboratore alla regia: Bar e La Festa e Il cortile, e attiva un rapporto tutt’ora fecondo.

Nel 1998 (Anfitrione con Fausto Paravidino e Franco Ravera), debutta come regista, e presto rivolge la sua attenzione a spettacoli per luoghi pubblici e luoghi non convenzionali, anche perché dal 1999 è direttore artistico dell’Andersen Festival e dal 2007 di ARIA _ festival internazionale di spettacolo per luoghi pubblici. Nel 2003 crea Artificio23 assieme a Marina Petrillo e Alessandra Traini, una struttura che si occupa di festival e di produzione di spettacoli all’incrocio tra discipline e culture teatrali: nascono i progetti La caduta perfetta, Horror vacui (diretto insieme a Michela Lucenti) e numerose altre produzioni, tra cui il progetto di collaborazione con il gruppo keniota degli Afro Jungle Jeegs che porta alla realizzazione di un documentario, oltre che allo spettacolo I Prodotti (2009).


Michela Lucenti


Michela Lucenti nasce a La Spezia nel 1971, inizia a studiare danza classica e contemporanea al Centro Studi Danza di Loredana Rovagna. Incontra il lavoro della compagnia di Pina Bausch, conoscenza importante che segnerà profondamente le sue scelte. Nel 1990 inizia a frequentare la scuola biennale del Teatro Stabile di Genova. Contemporaneamente nel 1991 incontra l’ultima fase del lavoro di ricerca di Jerzy Grotowski. Nel 1993 vince una borsa di studio che la mette in contatto con Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Michele Abbondanza, Adriana Boriello e Julien Anzillotti. Nel 1995 affianca Moni Ovadia Teatro Biondo di Palermo nello spettacolo Diario ironico dell’esilio, regia di Roberto Andò. Nello stesso anno, dalla collaborazione con Alessandro Berti, nasce a Bologna la compagnia L’Impasto. Con la Trilogia L'Impasto compie la sua prima, lunga tournée nazionale. Dal 1995 al 2003 realizza diversi spettacoli. Nel 2003 nasce il progetto Balletto Civile, un'equipe di lavoro per la produzione e la formazione, creata per approfondire l’idea di un proprio teatro totale, privilegiando il canto dal vivo originale e il movimento fondato sulla relazione profonda tra gli interpreti. All’interno di questa esperienza nasceranno gli spettacoli I Topi e KetchupTroiane, oltre a numerosi progetti pedagogici in collaborazione con le Università di Torino, Milano, Brescia, Perugia, Bologna, Udine, Trieste e Gorizia. Con Balletto Civile realizza numerosi spettacoli. Solo l’anno scorso debutta a Torino il Macbeth di William Shakespeare di cui Michela Lucenti firma le coreografie con regia di Valter Malosti, a maggio 2007 debutta al Festival Andersen lo spettacolo Battesimi; a giugno 2007 il direttore della Biennale di Venezia Settore Danza Ismael Ivo chiama Michela Lucenti al suo fianco per lo spettacolo Il mercato del corpo e nell'estate-autunno 2007, grazie anche al sostegno di Artificio23, prende il via lo studio e la ricerca del Progetto installativo Creature, di cui Michela Lucenti cura l'ideazione e la coreografia con la collaborazione di Uovoquadrato mediadesign e il pittore Mirko Baricchi.

A giugno 2008 debutta lo spettacolo Creatura alla Biennale di Venezia Festival Danza ideazione e coreografia Michela Lucenti.

Insieme a Leonardo Pischedda cura la regia e l’ideazione di Horror Vacui (2008) e I Prodotti (2009) di cui Michela Lucenti firma anche le coreografie.



Fonti del Clitunno 3 e 4 luglio



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