Festival dei Due Mondi Spoleto



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IN ALTO MARE


di Slawomir Mrozek.
Allestimento e regia Stefano Alleva.
Con

Michele Nani Naufrago Grosso

Francesco Rossini Naufrago Medio

Andrea Dezi Naufrago Piccolo

Ewa Spadlo Il Postino

Igor Horvat Il Servitore
Associazione Culturale Harvey in collaborazione con Comune di Campello sul Clitunno
In Alto Mare è un atto unico scritto dal grande autore polacco Slawomir Mrozek nel 1961.

Testo imperniato sul rapporto carnefice-vittima in una situazione senza vie d’uscita, rappresenta con mirabile ironia e divertimento l’aspetto assurdo e, a volte grottesco dell’esistenza.

Si narra la vicenda umana di tre naufraghi a bordo di una zattera: il Naufrago Grosso, il Naufrago Medio e il Naufrago Piccolo. I tre personaggi devono affrontare il terribile problema della mancanza di viveri e la conseguente necessità di procurarseli nel modo più atroce: decidere quello dei tre che dovrà essere sacrificato per la sopravvivenza degli altri due.

Il testo si snoda sorretto meravigliosamente da un’ironia acuta e intelligente, senza mai scadere nella farsa o, peggio ancora, nella volgarità.

Nel suo dipanarsi rappresenta un continuo rincorrersi tra realismo e surrealismo, tra concreto e astratto, tra poetico e grottesco.

Pur trattandosi di una piéce che si muove sul filo di una sottile acutezza, non si corre mai il rischio di addentrarsi in forme intellettualistiche destinate ad un pubblico limitato ed elitario, bensì il testo consente l’approccio diretto e il coinvolgimento di ogni tipo di spettatore.

Per la 52ma edizione del Festival dei 2Mondi di Spoleto lo spettacolo viene presentato in un suggestivo e particolare allestimento: si svolgerà a bordo di una vera e propria zattera galleggiante nel meraviglioso contesto delle Fonti del Clitunno a Campello, a pochi chilometri dal centro di Spoleto.

Della messa in scena fanno parte anche tre musicisti che vogliono rappresentare l’estensione metaforica delle anime dei tre personaggi.


Teatro Nuovo dal 9 al 12 luglio

Aristofane

LE NUVOLE
Traduzione Letizia Russo

Regia Antonio Latella


Con

Marco Cacciola, Annibale Pavone,

Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani
Scene e costumi Annelisa Zaccheria

Suono e musiche Franco Visioli

Ideazione luci Giorgio Cervesi Ripa
Produzione Teatro Stabile dell’Umbria diretto da Franco Ruggieri

in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2Mondi

Prima italiana
La partecipazione del Teatro Stabile dell'Umbria a Spoleto 52 Festival dei Due Mondi nasce dal legame ideale che unisce le due Istituzioni, da sempre votate al sostegno e alla promozione delle arti sceniche: con questo spirito, lo Stabile umbro presenta in prima assoluta al cinquantaduesimo Festival di Spoleto Le Nuvole di Aristofane, per la regia di Antonio Latella.
Nel 423 a. C., quando Le Nuvole va in scena per la prima volta, Aristofane (presumibilmente 450 – 388 a.C.) è un giovane commediografo già affermato che coglie con la nuova opera, forse, il suo successo più importante. Ancora oggi Le Nuvole è la commedia antica più rappresentata, assieme a Gli Uccelli, a Lisistrata e a Le Rane, appartenenti alla maturità del commediografo.

Il suo esordio era avvenuto, più o meno, quattro anni prima, quando Atene, sfiancata da una violenta epidemia di peste, era già nel pieno della guerra del Peloponneso. Le sue prime due commedie non ci sono pervenute ma ne conosciamo l’argomento e sappiamo che, fin dai suoi inizi, Aristofane calò la realtà contemporanea nel genere comico e, più di una volta, personaggi pubblici dell’epoca hanno agito nel suo teatro, fatti oggetto dal commediografo di una satira aggressiva e pragmatica. Il giovane Aristofane viveva il suo presente come decadenza dell’età d’oro di Atene e contestava sia la politica della supremazia ad ogni costo, sia la filosofia e la poesia che si erano allontanate dalla tradizione e ricercavano nuovi metodi e nuovi linguaggi. Socrate, suo contemporaneo, anche se più vecchio di quasi vent’anni, è il personaggio centrale de Le Nuvole, rappresentato come un buffo vecchio, che però parla da sofista ed è maestro di disonestà intellettuale. L’involontario protagonismo di Socrate in questa commedia ha da sempre suscitato curiosità e divertimento nei lettori e negli spettatori.



LE NUVOLE sono tutto e non sono niente, sono i nostri desideri e le nostre paure, le nostre gioie e i nostri orrori, e diventano tutto ciò che vogliamo ma non potranno mai essere. Eppure in quel gesto estremo compiuto dall’uomo (la distruzione per la sopravvivenza) la sola cosa che si salverà sono LE NUVOLE che non sono mai state e mai esistite, quindi sono indistruttibili, come i pensieri, LE IDEE […]
Il giuoco del Teatro si moltiplica in questa commedia umana, la porta della conoscenza si è fatta minuscola, varcarla è impegnativo ma è dietro a quel cancello di velluto rosso che si imparano i trucchi della finzione, a bluffare sulla verità o a saperla riconoscere […]
Questa commedia antica non mette in scena un personaggio ma l’ICONA di un PERSONAGGIO, che ha nome SOCRATE e il luogo che lo ospita, IL PENSATOIO, è il vero personaggio con il quale Strepsiade si deve confrontare: un luogo non luogo, uno spazio che ha porte da varcare ma non ha pareti, una stanza dove il Maestro può sospendersi nell’aria, lontano dalla banalità della forza di gravità; solo così può pensare, riflettere, creare, preparare discorsi giusti e ingiusti, un luogo dove l’inafferrabile diventa forma ma resta incomprensibile per il suo continuo mutare essenza. Il Pensatoio, personaggio che non è maschile né femminile, non può essere, come ironicamente Aristofane fa dire a Socrate, né pollo né polla. […]”.
Antonio Latella

Antonio Latella

Antonio Latella nasce a Castellammare di Stabia nel 1967. Dopo aver frequentato la scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Franco Passatore e la scuola de la Bottega Teatrale di Firenze diretta da Vittorio Gassman, inizia la sua professione teatrale come attore. Dal 1986 al 2000, lavora, fra gli altri, con: Pagliaro, Di Marca, Ronconi, Gassman, Castri, De Capitani, Syxty, Bruni, Piscitelli. Fra il 1997 e il 1998, mette in scena i suoi primi spettacoli come regista. Nel 1999, con Otello, affronta per la prima volta il teatro di Shakespeare; a questa, seguono le messinscene di: Macbeth, Romeo e Giulietta, Amleto. Nel 2001 vince il premio speciale Ubu per il progetto “Shakespeare e oltre”. Torna a Shakespeare, una prima volta nel 2001, con uno studio sul Riccardo III, poi, nel corso del 2003, mette in scena La dodicesima notte, La tempesta, La bisbetica domata. Parallelamente, dal 2001 al 2004, si dedica anche a Genet (Stretta sorveglianza, I negri, Querelle) e a Pasolini ( Pilade, Porcile, Bestia da stile). Nella primavera 2004 è all’Opéra di Lione con l’Orfeo di Monteverdi, sua prima regia lirica, alla quale seguono, nell’autunno dello stesso anno, la regia dell’Orfeo e Euridice di Gluck al Piccinni di Bari e, nel luglio 2005, la regia della Tosca di Puccini allo Sferisterio di Macerata. Nel 2004, riceve il premio Vittorio Gassman come miglior artista dell’anno. Nel novembre dello stesso anno, con Edoardo ii, affronta per la prima volta il teatro di Christopher Marlowe. A ottobre 2005, porta in scena un testo filosofico di Giordano Bruno mai rappresentato prima, La cena de le ceneri, premiato dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro: “Spettacolo dell’anno”, nel settembre 2006. Nel giugno 2006, al Festival delle Colline Torinesi, a conclusione di un intenso lavoro di sperimentazione iniziato nell’inverno 2004 a Berlino, Latella presenta al pubblico italiano lo Studio su Medea, un racconto in tre capitoli del mito di Medea. Premio UBU 2008, come migliore spettacolo dell’anno. Durante l’estate 2006, ha condotto l’Atelier su Pericle, nell’ambito della terza edizione del Progetto Thierry Salmon, diretto da Franco Quadri per l’Ecole des Maîtres. Dal lavoro dell’Atelier è scaturito lo spettacolo Pericle, da William Shakespeare, di cui Latella ha curato adattamento e regia, presentato come “Creazione del Progetto Thierry Salmon – la nuova Ecole des Maîtres 2006 - 2007 diretto da Franco Quadri”, che ha debuttato nel luglio 2007 al Festival del Teatro della Biennale di Venezia – 39. Nella Stagione Teatrale 2006/2007, ha messo in scena Le lacrime amare di Petra von Kant di Rainer Werner Fassbinder, con Laura Marinoni protagonista e con alcune delle attrici del suo gruppo comprimarie, e Aspettando Godot di Samuel Beckett, con un quartetto dei suoi attori nei ruoli principali. A ottobre 2007, ha debuttato in prima assoluta al San Nicolò di Spoleto con Moby Dick da Herman Melville. L’elaborazione drammaturgica del romanzo, pubblicato nel 1851, è stata curata da Federico Bellini. Lo spettacolo ha segnato l’incontro fra Latella e Giorgio Albertazzi, interprete ideale del Capitano Achab, circondato da un bel gruppo di attori, assidui compagni di lavoro del regista. Nel marzo 2008, Latella ha messo in scena a Colonia La trilogia della villeggiatura, con attori tedeschi e italiani. Intanto, fin dall’inizio del 2007, aveva cominciato a lavorare con tutto il gruppo su un progetto di studio e smontaggio di Amleto, che ha debuttato nel giugno 2008 al Teatro Astra di Torino, nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi, con il titolo: NON ESSERE progetto Hamlet's Portraits.

Da sempre Antonio Latella vive il suo lavoro come un bisogno primario: si avvicina a un autore, al suo mondo, al suo tempo e vi si ferma a lungo. Comunque, arriva alla messinscena sempre attraverso un percorso laboratoriale di conoscenza. Questo suo modo di lavorare fa sì che ogni sua regia sia, al contempo, uno spettacolo a sé e parte di un progetto di ricerca e ha favorito, nel tempo, la formazione di un gruppo di attori e di collaboratori con i quali egli mantiene un rapporto di elezione.


Teatro Caio Melisso 11 luglio ore 17.00

SERIAL PLAIDEUR

di e con Jacques Vergès


Spettacolo in francese con sottotitoli in italiano

Prima italiana
Il famoso avvocato francese Jacques Vergès sale sul palcoscenico per dirci che difendere è un modo di vivere. Ci spiega che durante un processo, sotto i nostri occhi si svolge un vero e proprio dramma, un duello fra l’accusa e la difesa. L’avvocato e il pubblico ministero raccontano due storie non vere ma verosimili. E quando anche l’ultima eco dell’eloquenza è svanita, nell’aula non si tratta tanto di affermare il diritto alla verità, quanto di proclamare il vincitore.

Si può affermare dunque che la verità non è alla portata della Giustizia?


Jacques Vergès

Nato nel 1925 a Ubon Rachtani (nell’attuale Thailandia) da padre di Réunion e madre vietnamita. Fin dall’adolescenza è molto sensibile alle questioni politiche, e una volta ottenuto il diploma superiore lascerà l’isola di Réunion per unirsi alla Resistenza in Francia. Nel 1945 aderisce al Partito Comunista Francese, che lascerà nel 1957. Si laurea in giurisprudenza, e la sua attività di avvocato sarà sempre influenzata dalle sue posizioni politiche. Dal 1970 al 1978 è letteralmente sparito, e non ha mai voluto rivelare dove avesse trascorso quegli anni, sebbene si sia ipotizzato che potesse trovarsi in Libano, a Mosca o a collaborare con i khmer rossi di Pol Pot.

Noto per il suo anticolonialismo, nella sua carriera ha difeso i guerriglieri algerini come Djamila Bouhired, il criminale di guerra nazista Klaus Barbie, il terrorista Carlos, impostando le sue difese in modo del tutto originale: il processo definito “di rottura” vede l’accusato mettere sotto accusa coloro che lo processano, chiamando l’opinione pubblica a testimoniare.
Teatro Caio Melisso 10 luglio ore 16.00

L’avocat de la terreur

Un film di Barbet Schroeder



francia 2007

Comunista, anticolonialista, di estrema destra? Un’indagine appassionante sulla vita

del grande avvocato Vergès
Teatro Caio Melisso 10 luglio ore 18.30

INCONTRO con Jacques Vergès

Come può un avvocato difendere tali criminali?

Con lo stesso animo con cui un medico non potrebbe rifiutarsi di curarli.

La professione di avvocato non è soltanto l’esercizio di una tecnica ma anche e soprattutto una attitudine ad assumere su di sé l’umanità di tutti gli uomini, colpevoli o no che essi siano.”



Jacques Vergès
(da una intervista di Frédéric Franck a Jacques Vergès)

Una scena di teatro è esattamente il luogo dove possono svolgersi i processi impossibili nella realtà. Se dopo la guerra si fosse potuto celebrare il suo processo, avrebbe accettato di difendere Adolf Hitler? E se sì, a cosa sarebbe potuto assomigliare un processo di rottura (n.d.t., un processo in cui l’accusato si fa accusatore e chiama a testimone l’opinione pubblica) nei confronti di un uomo simile, che avrebbe avuto in primo luogo fra i capi d’accusa il concetto di “soluzione finale”, lo sterminio degli ebrei d’Europa, degli omosessuali, dei gitani?

Difendere Hitler è ovviamente il sogno di qualsiasi avvocato degno di questo nome, di un artista giudiziario e non di un esperto dell’arrampicata sociale. E per istruire il suo caso, ci si dovrebbe basare non su Mein Kampf, opera di circostanza e luogo comune di tutti i razzismi dell’epoca, ma sulle conversazioni raccolte con precisione da Martin Bormann, dalle quali viene fuori un eroe dostojveskiano, un posseduto, uno Stavrogin in grado di realizzare tutte le sue sfide alla morale corrente, più preoccupato dell’estetica che della razionalità. E’ il genere di personaggio ambiguo fatto per dare origine ai miti più contraddittori.


Aprile 2009: Osama Bin Laden viene catturato nelle montagne pachistane nella zona di confine dell’Afghanistan dall’esercito americano. Non oppone alcuna resistenza. La sceglie come avvocato difensore. Accetta? Quale processo di rottura per l’uomo dell’undici settembre? Come penserebbe di difenderlo?

Accetterei di sicuro. In questo caso la difesa è semplice. Voi occidentali occupate materialmente parte della comunità dei musulmani e spiritualmente la totalità, visto che capi di stato e re sono pedine nelle vostre mani. Noi portiamo la guerra da voi come voi la portate da noi. E gli attentati che noi commettiamo non sono diversi dai bombardamenti e dagli embargo di cui sono vittime i civili da noi.


Una notizia, dopo l’invasione dell’Iraq da parte dell’esercito americano, diceva che in un paese dell’Africa del Nord si pensava a un processo contro l’uomo più potente del mondo, il presidente americano George W. Bush. Un processo simile oggi è evidentemente impossibile, tranne che in un solo posto al mondo: una scena di teatro. Di più, non di in un teatro di stato, ma di un teatro privato, il Théâtre de la Madeleine. Lei ha dichiarato che assumerebbe anche la difesa di Bush. Come imposterebbe la sua difesa? Come spiegherebbe l’intervento in Afghanistan, l’intervento in Iraq e il campo di Guantanamo? Anche in questo caso, come sarebbe un processo di rottura contro George Bush?

Il processo Bush non può essere un processo di rottura, perché la sua azione corrisponde alla morale dell’Occidente. C’è un mondo del Bene, il nostro, e un mondo del Male, quello degli altri, e la terra è troppo piccola perché possano coesistere. E’ necessario che uno dei due scompaia. Dal momento che siamo noi i più forti sarà il mondo degli altri. E non c’è da stupirsi che i nostri metodi non corrispondano a quello che dichiariamo di credere, poiché in una situazione di guerra non vigono le stesse regole che scandiscono la normalità.


Ci sembra che uno dei fili conduttori della sua opera di avvocato attraverso i suoi incarichi successivi e contraddittori siano le pressanti domande rivolte alle certezze e alla buonafede del mondo occidentale. E’ come se lei obbligasse i potenti del mondo a guardarsi in uno specchio. Nel ripensare alla sua vita, non è questo che l’ha guidata? Consapevolmente o inconsapevolmente? Oppure questa è una visione troppo riduttiva?

Come Tolstoi è stato secondo Aragon lo specchio della rivoluzione russa e Chrétien de Troyes quello della società feudale, dei suoi costumi, delle sue grandezze e delle sue debolezze, i processi sono effettivamente lo specchio della nostra società. Ogni epoca ha lo specchio che si merita, ma c’è della Bellezza nell’orrido e Goya non è meno umano di Raffaello.


L’approccio ludico ed estetizzante che le è proprio rivela una distanza riguardo alla ricerca della verità? E se sì, è perché ai suoi occhi non c’è verità? O piuttosto perché ai suoi occhi coesistono allo stesso tempo riguardo alla stessa azione una pluralità di verità, nessuna delle quali lo è più delle altre?

Dovrei citare Pascal: “Verità di qua dai Pirenei, errore al di là”. Nessuna verità può emergere da un processo, perché più importante dei fatti è l’uomo e quell’uomo sfugge alle lenti offuscate dei nostri giudici, alla logica binaria degli interrogatori. Da questo viene la bellezza ambigua dei personaggi nei processi riusciti, pronti a tutte le metamorfosi. Giovanna d’Arco, comandante di soldati, diventa strega, poi santa; il contrabbandiere Mandrin diviene un cavaliere senza re; Raymond la Science non è lo stesso agli occhi di un banchiere e agli occhi di un proletario.


Quando lei sostiene che il ruolo dell’avvocato arriverebbe fino a dare un senso alla vita dell’accusato, non si rivela un insospettato umanista?

Se si intende per umanesimo il fatto di considerare l’uomo come fine unico, sono un umanista. Ma quando l’umanesimo diventa umanitarismo e l’umanitarismo dà il diritto di giudicare gli altri sulla base dell’immagine ideale che si ha di sé, non sono un umanista. Il vero umanista è un pacifista. L’umanitarista, un aggressore in buonafede.



San Nicolò 10 luglio

SIGNORA MADRE, PADRE MIO CARO

da Post Mortem di Albert Caraco

e Lettera al padre di Franz Kafka
Versione scenica Furio Bordon
Con

Sandro Lombardi e Massimo Verdastro
Produzione Mittelfest 2009

Prima assoluta


Post Mortem

Albert Caraco nasce a Costantinopoli in una ricca famiglia ebraica. La sua vita è all’insegna del nomadismo, delle sterminate letture e della solitudine. I numerosi libri da lui pubblicati non ebbero, finché l’autore visse, alcuna eco. Caraco si uccide nel 1971, il giorno dopo la morte del padre.

Oggi egli viene scoperto come uno dei pensatori più singolari ed estremi dei nostri anni.

Post mortem, da cui è tratta la prima parte dello spettacolo, fu scritto da Caraco subito dopo la morte della madre, a cui lo legava un tropicale rigoglio di amore, disamore, odio, dipendenza, passione. Così, in “linguaggio amoroso”, e quasi scandendo un’omelia funebre, Caraco ha raccontato un rapporto terribile per intensità e ambivalenza. Sua madre, donna frivola, devota a ciprie e belletti, ornamento di feste in consolati sudamericani, era al tempo stesso “madre divoratrice” e “Mater Gloriosa”. Caraco la celebra come un sacerdote, conscio di essere stato sessualmente mutilato dalla dea. Ma quella mutilazione aveva segnato anche la sua iniziazione. E il figlio aveva rincarato sui precetti della madre: lei voleva solo fargli rifiutare il sesso (quindi le altre donne), lui si spinse fino a rifiutare la vita e passò i suoi anni a scandagliare, in perfetta solitudine, e nella più pura prosa classica, il Nero dell’esistenza. In lui il nulla aveva preso il posto di Dio.

“Attendo la morte con impazienza ed arrivo ad augurami il decesso di mio padre, poiché non oso uccidermi prima che se ne vada. Il suo corpo non sarà ancora freddo quando io non sarò più al mondo” scriveva Albert Caraco in Ma confession. E nel settembre 1971 questo si avverò.


Lettera al padre

La narratività, o la drammaticità quasi teatrale, della Lettera al padre- seconda parte dello spettacolo- non è data solo da lacerti di dialogo, e nemmeno da allusioni più o meno velate a opere gloriose della narrativa kafkiana. Questo sapore, che a noi pare fortissimo, è diffuso ovunque e costituisce la vera caratteristica del presente scritto: che è, non meno che nelle novelle La condanna o La metamorfosi, uno scontro “sceneggiato” tra padre e figlio, oltre che, naturalmente, confessione autobiografica e esercizio di autoanalisi. Forse fin dall’inizio Kafka sentiva che quella lettera non era indirizzata al padre oggettivo ed esterno ma a quello soggettivo e interno: un ennesimo colloquio con uno spettro interiore. Come si dice dei pazzi, insomma, Kafka “parlava da solo”: e questa lettera non sarebbe che un angoscioso soliloquio affidato alla carta scritta.

Noi oggi leggendo queste pagine siamo fortemente indotti a parteggiare: ovviamente per il figlio, geniale, la vittima, contro il padre ottuso, il carnefice. E’una tentazione quasi fatale, ma che va rifiutata. Del resto lo stesso Kafka non l’avrebbe gradita. Pur lanciando al padre accuse di enorme gravità, si premura tuttavia di mettere in luce i lati positivi del genitore, ma più ancora di evidenziare i lati negativi di se stesso. I buoni e i cattivi, in questo testo, non sono divisi da un taglio netto, così come non lo sono i felici e gli infelici. Se mai si potrebbe ritenere che tutti, padre figli moglie, sono ugualmente infelici, che tutti nutrono ottime intenzioni pessimamente realizzate. Circa l’origine di tutto ciò, non resta che ipotizzare “qualcosa che non funziona o che funziona male nella macchina uomo”. E questa Lettera al padre è un documento terribile e per nulla letterario di questa spaventosa incongruenza, di questa ostinata follia “senza metodo” che fin dalla notte dei tempi avvelena ogni nostra più promettente giornata.

Italo Alighiero Chiusano

Chiostro San Nicolò dal 27 giugno all’11 luglio

The Kitchen Company
Gerald Sibleyras e Jean Dell

UN PICCOLO GIOCO SENZA CONSEGUENZE

Traduzione di Giulia Serafini


Adattamento e Regia Eleonora D’Urso
Con

Luca Avagliano

Daria D’Aloia

Ilaria Falini

Daniele Parisi

Diego Venditti
Scene e costumi Roberta Airoldi

Musiche originali Maria Pierantoni Giua

Luci Raffaele Perin

Aiuto regista Vanessa Angeli


5 Premi Molière 2003

Prima Italiana
Un piccolo gioco senza conseguenze di Gerald Sibleyras e Jean Dell è un testo teatrale incredibilmente comico, una macchina perfetta che vede in scena 5 giovani personaggi di circa 26 anni i quali, per una piccola bugia detta per scherzo, si ritrovano coinvolti in un meccanismo a domino che cambierà radicalmente le loro vite.

Il titolo è appunto ironico, poiché il gioco a cui si fa riferimento è quello che la protagonista, Chiara, innesca fin dalle prime battute, un gioco che, articolato in un susseguirsi di colpi di scena, avrà, di fatto, delle conseguenze catastrofiche.

La vicenda è molto semplice: durante la festa che celebra la vendita del casale di campagna della famiglia del protagonista (Bruno), la sua fidanzata (Chiara), pur di mettere a tacere il cugino di Bruno (Patrizio), da sempre sostenitore agguerrito della coppia e rompiscatole sopraffino, gli confessa che la sua storia con Bruno si è appena conclusa. La notizia rimbalza sulla bocca di tutti gli invitati e Bruno, preso di sorpresa, si ritrova, suo malgrado, a dover reggere il gioco iniziato da Chiara. Entrambi, però, sono ignari di quanto questa piccola bugia riuscirà a scatenare poiché, già da tempo, c’è chi aspetta la fine del loro fidanzamento apparentemente perfetto per approfittare della situazione.Ed ecco entrare in gioco gli atri due personaggi della commedia: la migliore amica di Chiara (Alessia), e un amico d’infanzia di Bruno (Sergio).

Se Alessia si scoprirà essere stata oggetto del tradimento di una notte da parte di Bruno e da quel dì segretamente innamorata di lui, Sergio giocherà una partita sporchissima, poiché sotto la maschera da bravo ragazzo e amicone di famiglia nasconde invece un unico intento: conquistare Chiara.Alessia e Sergio saranno il motore che porterà alla rottura definitiva del fidanzamento tra Bruno e Chiara. Abilissimi, tesseranno la loro tela per accalappiare i sempre più confusi protagonisti finché riusciranno ad ottenere esattamente ciò che volevano: Sergio farà sua Chiara nel capanno degli attrezzi e la rapirà con lo scooter, mentre Alessia consolerà Bruno il quale, passivamente, accetterà l’amore di lei. Il meccanismo comico è ben condotto da Patrizio, il quale, con continue gags, creerà imbarazzi, equivoci e farà disastri irreparabili.

Il finale riserva un contentino anche al pedante Patrizio poiché, nullafacente e nullatenente, sfrattato dal casale ora in vendita e senza un luogo dove andare, approfitterà scaltramente della situazione per insediarsi in casa di Bruno e Chiara, casa che, viste le conseguenze del piccolo gioco, i due protagonisti ormai divisi non abiteranno più.

Una commedia tipicamente francese, affidata alla bravura dei 5 interpreti, un testo che affronta un tema certamente attuale e che coinvolge tutti, poiché rispecchia le dinamiche relazionali della coppia, indaga l’autenticità dei rapporti e si interroga sul valore dell’amicizia, soprattutto quando questa lascia inesorabilmente posto al desiderio. La scena è semplice ed è ambientata in esterno per tutti e tre gli atti. Il I° e il III° si svolgono davanti alle scale del retro del casale di campagna; il II° in un prato poco distante.

Eleonora d’Urso
Sono ormai 20 anni che produco spettacoli teatrali, ho iniziato nel maggio del 1989.

Da allora ho fatto nascere circa 60 spettacoli.

Alla fine di questa stagione, gli spettatori che avranno visto i miei spettacoli saranno circa 3.000.000. Non pochi. Si sono divertiti, si sono commossi, si sono scandalizzati, hanno conosciuto autori nuovi e hanno evitato per qualche sera di guardare una delle peggiori televisioni del mondo.

Alcuni spettacoli sono venuti particolarmente bene, altri meno, ma credo che sia normale.

Ho avuto la fortuna di incontrare e di lavorare con artisti di grande talento:

Ricky Tognazzi, Lino Capolicchio, Simona Izzo, Carlo Delle Piane, Anna Bonaiuto, Ombretta Colli, Massimo Venturiello, Simona Marchini, Claudio Bisio, Bebo Storti, Gastone Moschin, Marzia Ubaldi, Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Lauretta Masiero, Luigi Pistilli, Luca Barbareschi, Marcello Bartoli,Andrea Brambilla, Nino Formicola, Nancy Brilli, Giobbe Covatta, Paolo Graziosi, Enrico Montesano, Alessandro Gassman, Johnny Dorelli, Paolo Villaggio, Claudia Gerini, Gianmarco Tognazzi, Pierfrancesco Favino, Stefania Sandrelli, Luciano Virgilio, Claudia Cardinale, Marina Massironi, Antonio Catania, Peter Stein (solo per una lettura del Faust), Stefano Accorsi e Lucilla Morlacchi.

Ho deciso di cambiare rotta, qualche mese fa ho incontrato circa 150 giovani attori e attrici tutti diplomati nelle principali Scuole Italiane, ne ho selezionati una trentina, con loro ho dato vita a una nuova Compagnia la THE KITCHEN COMPANY. Il nucleo di questa compagnia è formato da 15 attori e 15 attrici (quasi tutti diplomati all’Accademia Silvio d’Amico e con un’età media di 24 anni).

Mi impegnerò affinché gli attori della TKC possano interpretare almeno due/tre personaggi all’anno e vengano diretti da registi molto diversi tra loro, di modo che questi li aiutino a crescere.

Ho diviso il lavoro da affrontare in 3 fasi.

La PRIMA FASE è quella composta dagli spettacoli pensati per la stagione teatrale 2009-2010, ovvero THE KITCHEN di Arnold Wesker, NEMICO DI CLASSE di Nigel Williams, UN PICCOLO GIOCO SENZA CONSEGUENZE di Gerald Sibleyras e Jean Dell e MEA CULPA di Eleonora d’Urso.

Nella SECONDA FASE, che dovrebbe coincidere con la stagione 2010/2011, mi piacerebbe che Sergio Castellitto, Sergio Rubini, Ricky Tognazzi, Luca Barbareschi e Carlo Verdone firmassero una regia per TKC. Nella TERZA FASE vorrei che ci fosse un’apertura verso l’estero, vorrei vedere gli attori diTKC diretti da Edward Hall, da Debora Warner, da Luc Bondy, da Janusz Kica, e da tanti altri.

Tutto ciò non si potrà mai realizzare senza l’aiuto concreto dei direttori dei teatri, dei circuiti teatrali, dei festival e, in molti casi, anche degli assessori alla cultura, ed ovviamente dei giornalisti; naturalmente sarà un cammino arduo e complesso, eppure ho la sensazione che provare a far nascere una Compagnia di questo tipo proprio adesso, in un periodo in cui l’Italia è attanagliata da una crisi profonda non solo economica ma anche e, soprattutto, culturale, ebbene, credo che provarci sia giusto e per me indispensabile. Confido molto nella voglia di reagire, di dare uno scossone ad un teatro che sembra in letargo ma con il serissimo pericolo di non svegliarsi più.

Massimo Chiesa
Luca Avagliano
Nasce a Prato nel 1982.

Nel 2008 si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma.

TEATRO

Nemico di Classe, di Nigel Williams (debutto maggio 2009), regia Massimo Chiesa. Produzione The Kitchen Company.

The Kitchen, di Arnold Wesker, regia Massimo Chiesa. Produzione The Kitchen Company.

Ichundich, di Else Lasker-Schüler, regia Cesare Lievi.

Kvetch, di Steven Berkoff, regia Massimiliano Farau.

La Trilogia di Ircana, di Carlo Goldoni, regia Lorenzo Salveti (Biennale Teatro di Venezia).

San Diego, di David Greig, regia Renata Palminiello (Festival Intercity Edinburgh; Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino).

I Cognati, di M. Tremblay, regia Barbara Nativi.

CINEMA


Dieci Inverni, regia Valerio Mieli

Daria D’Aloia
Nasce a Napoli nel 1985.

Nel 2006 frequenta un corso di studi presso l’American Conservatory Theatre of San Francisco.

Nel 2008 si diploma presso l’Accademia Nazionale D’arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma.

TEATRO


The Kitchen, di Arnold Wesker, regia Massimo Chiesa. Produzione The Kitchen Company.

Mea Culpa, scritto e diretto da Eleonora d’Urso, debutto AstiTeatro 2008.

Sogno di una notte di Mezza estate, di W. Shakespeare, regia Maurizio Panici.

Manto di Luna, di P. Ridley, regia Massimiliano Farau.

Nuovo Ordine del Mondo, di H. Pinter, regia Massimiliano Farau.

Amata Mia, regia Giancarlo Sepe.

CINEMA


Guardami dentro, regia Corrado Veneziano.

Daniele Parisi
Nasce a Roma nel 1982.

Nel 2008 si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma.

TEATRO

Nemico di Classe, di Nigel Williams (debutto maggio 2009), regia Massimo Chiesa. Produzione The Kitchen Company.

The Kitchen, di Arnold Wesker, regia Massimo Chiesa. Produzione The Kitchen Company.

Svenimenti, dagli Atti Unici di A. Čechov, regia Lilo Baur.

Hey girl!, regia Romeo Castellucci – Societas Raffaello Sanzio.

La trilogia di Ircana, di Carlo Goldoni, regia Lorenzo Salveti (Biennale Teatro di Venezia).

Arresto in seguito a un guasto, da F. Dürrenmatt, regia Giulia Dietrich, Teatro Vascello.

Diyalog Strabenkinder 06, regia Lorca Renoux, Diyalog TheaterFest di Berlino.

CINEMA


Aspettando Godard, regia Alessandro Aronadio; A-movie production – Lucky Red

Il grande sogno, regia Michele Placido.

Diego Venditti
Nasce a Napoli nel 1982.

Nel 2008 si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di

Roma.

TEATRO


The Kitchen, di Arnold Wesker, regia Massimo Chiesa. Produzione The Kitchen Company.

Oreste, di Vittorio Alfieri, regia Mario Ferrero.

La trilogia di Ircana, di Carlo Goldoni, regia Lorenzo Salveti (Biennale Teatro di Venezia).

Ioeio, di E. Lasker-Shuler, adattamento e regia Cesare Lievi.

ILARIA FALINI
Nasce a Marsciano (Perugia) nel 1980.

Nel 2001 si diploma presso la Scuola d’Arte Drammatica del Teatro Stabile dell’Umbria (C.U.T.)


TEATRO

The Kitchen, di Arnold Wesker, regia Massimo Chiesa. Produzione The Kitchen Company.

L’Ospite desiderato, di Pier Maria Rosso di San Secondo, regia Ninni Bruschetta

A Memoria, drammaturgia e regia Anna Ferruzzo e Massimo Wertmüller

Quaderni di serafino Gubbio operatore, di L. Pirandello, regia Renato Carpentieri

La Mente da sola. Mosaico di lettere, regia Luca Ronconi

Plautus, antologia di testi di Plauto, regia Ninni Bruschetta

La forma delle cose di Neil Labute, regia Marcello Cotugno

Don Giovanni involontario, di Vitaliano Brancati, regia Ninni Bruschetta

Il raggio Verde…o delle esequie della luna, antologia poetica di Lucio Piccolo, regia Ninni Bruschetta

Medea di F.Grillparzer, regia Ninni Bruschetta

Beckettiana, antologia di testi di S. Beckett, regia Ludwik Flaszen

ELEONORA D’URSO

Nasce a Napoli nel 1975.

Nel 1998 si diploma presso il Centro Sperimentale per la Cinematografia di Roma

Nel 2004 Anna Strasberg le conferisce una borsa di Sudio presso il Lee Strasberg Theatre Institute (New York)



È vincitrice del Premio Hystrio Alla Vocazione 2000; del Concorso Nazionale Prova D'Attore 2000; del Concorso Teatrale Femminile “La Parola e Il Gesto” 2003; del Premio Miglior Attrice non protagonista per Gabriele di Fausto Paravidino; del Premio Miglior Attrice Giovane per Doppia Emme di E. d’Urso e D. Prato; del Premio Miglior Interpretazione al Valdarno Cinema fedic 2003 e del Premio Miglior Attrice al Sonar Film Festival 2003 con RadioPortoGutemberg di A. Vannucci (Protagonista); del Premio Miglior Attrice al Festival di Trevignano “La cittadella del corto” 2003 con A Occhi Aperti regia di Enrico Bisi (Protagonista).
TEATRO

Scherzi, dagli Atti Unici di A.Cechov regia Massimo Chiesa. Compagnia Zuzzurro&Gaspare

Volammo Davvero, tratto da Volammo Davvero di E.Valdini, prodotto dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus e I.R.M.A. Spettacoli.

Sarto per Signora, di G.Feydeau, regia Massimo Chiesa. Compagnia Zuzzurro&Gaspare

Ciò che vide il maggiordomo, di Joe Orton, regia Andrea Brambilla. Compagnia Zuzzurro&Gaspare

Parenti apparenti, di A.Aykbourn, regia Andrea Brambilla. Compagnia Zuzzurro&Gaspare

Gabriele, di Fausto Paravidino, regia Giampiero Rappa e Fausto Paravidino

Zoo Venice 2002, regia Fabio Iaquone. Compagnia di Giorgio Barberio Corsetti (Biennale di Venezia 2002)

Caput LVIII Merlyn, regia Fabio Iaquone. Compagnia di Giorgio Barberio Corsetti (Festival di Volterra 2000)

Ppetali, scritto e diretto da Mario Gelardi.
REGIE

Mea Culpa, di Eleonora d’Urso. Debutto ASTI TEATRO 2008

Cinque Donne, di E. d’Urso. Progetto Finalista Bando Nuove Sensibilità, FESTIVAL TEATRO ITALIA 2007 – IL PROLOGO

La bambina con la pelliccia (di anoressia si può guarire), di E. d’Urso e Federica Bognetti. Liberamente tratto da “Tutto il pane del mondo” di F. De Clercq. Patrocinato dall’A.B.A. Associazione per lo studio e la ricerca sull’ Anoressia, la Bulimia e i disordini alimentari

E’ da tanto che volevo dirvi (storia di un abuso), di E. d’Urso e Davide Carnevali. (Patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De André)

Doppia Emme di E. d’Urso e Daniele Prato. Premio Miglior Attrice Giovane al Festival di Drammaturgia Contemporanea/Teatro Tordinona, Roma
CORTOMETRAGGI

RadioPortoGutemberg, regia Alessandro Vannucci (Protagonista) (Nomination ai David di Donatello 2003; Premio Universal Festival Arcipelago-Roma; premio Short Village Festival di Genova; Mensione Speciale Festival Cortocircuito–Napoli; Premio miglior opera prima Valdarno Cinema fedic 2003; Selezionato ai Festivals di: New York; Montreal; Londra; Edimburgo; Glasgow; Siena; Bologna

A Occhi Aperti, regia Enrico Bisi (Protagonista) Premio Miglior Fotografia all’International Film Festival “Il Ciuco D’Oro”
CINEMA

Euclide era un bugiardo regia Viviana di Russo (Uscita prevista autunno 2009)

Fate come noi regia Francesco Apolloni

Giorni Dispari regia Dominique Tambasco
TV

Il Maresciallo Rocca; Una donna per amico (Protagonista puntata); Operazione Odissea; Stiamo Bene Insieme (Protagonista); Don Matteo (Protagonista Puntata); Cuori Rubati (Protagonista); Caro Domani (Protagonista); Un Difetto di Famiglia. Carabinieri (Protagonista Puntata)


RADIO

La governante, di Vitaliano Brancati. Adattamento e regia Walter Malosti. Con E. Fantastichini. P.Caruso. N.Bruschetta. C.Dazzi. F.Loliée. (Radio Rai 3)
CONDUCE LABORATORI TEATRALI presso: Scuola Nazionale di Cinema di Roma; Distretto Cinema – Torino; Teatranzartedrama – Moncalieri; Tangram Teatro – Torino; Teatro Officina – Milano; Dedalo Teatro – Milano; Teatri Possibili – Roma.

MARIA PIERANTONI GIUA
Nasce a Rapallo nel 1982.

È musicista, compositrice e interprete.

Vincitrice del Premio Lunezia Giovani Cantautori e del Premio Castrocaro Voci e Volti Nuovi.

Vincitrice del Premio Recanati e del Premio Regione Liguria Giovani Talenti

Vincitrice del Premio Mantova Musica Festival Artisti Esordienti

Nel 2007 esce l'album "GIUA" (Sony Bmg) prodotto da Beppe Quirici e Adele di Palma

Interpreta "Ho visto Nina volare" nell'album di canzoni di Fabrizio De Andrè "Il diverso sei tu" diretto e realizzato dai Gnu Quartet con la collaborazione di altri artisti italiani.

Sempre nel 2007 partecipa ad alcuni concerti degli Avion Travel nel tour estivo "Danson Metropoli – Canzoni di Paolo Conte".

Nel 2008 Partecipa alla 58° Edizione del Festival di Sanremo con il brano "Tanto Non Vengo" inserito in una riedizione dell'album "GIUA", arricchito con tre canzoni inedite e una versione "chitarra e voce" de "La donna cannone" di F. De Gregori.

Sempre nel 2008 riceve una targa di riconoscimento in occasione della IV Edizione del Premio Internazionale "GENOVA: UNA DONNA FUORI DAL CORO", la prestigiosa manifestazione dedicata a "quelle donne che attraverso la loro opera contribuiscono in ogni settore allo sviluppo dei valori della società".

La sua evoluzione artistica muove da una formazione che ha radici nella musica mediterranea, è contaminata dalla tradizione popolare internazionale e dalla "canzone d'autore" e passa attraverso una rielaborazione personale con la quale ha sempre conquistato il pubblico nelle numerosissime esibizioni "dal vivo", ottenendo la considerazione e la collaborazione di grandi musicisti.

Il 2009 la coglie in un momento artistico particolarmente fiorente: tra la scrittura di testi per le prossime produzioni di importanti nomi della musica italiana; la realizzazione del nuovo progetto "live" DOMINANTE ROSSO (un'originale formula di concerto/spettacolo che ha già iniziato il suo viaggio in Italia e all'estero insieme a musicisti di primo piano); e i consensi ottenuti per l'interpretazione delle canzoni di Fabrizio De Andrè con la partecipazione ad alcuni eventi, tra i tanti organizzati con la collaborazione dell'omonima Fondazione, in occasione del decimo anniversario della scomparsa del grande Cantautore.


La personale ricerca espressiva e stilistica nella pittura, alla quale si dedica da sempre parallelamente alla musica, oltre a consentirle l'esposizione permanente delle sue opere presso l'archivio internazionale di arte contemporanea "Ellequadro" di Palazzo Ducale - Genova, la conduce a Shanghai, nell'ambito del format internazionale "Artour-o", ideato da Tiziana Leopizzi.



San Simone dal 27 al 29 giugno

Luca Ronconi

UN ALTRO GABBIANO

da Anton Cechov

Con

Riccardo Bini, Francesca Ciocchetti, Clio Cipolletta, Gabriele Falsetta, Elena Ghiaurov,

Andrea Luini, Stefano Moretti, Pilar Perez Aspa, Paolo Pierobon e Luca Ronconi
A cura del Santacristina Centro Teatrale in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2Mondi

Prima assoluta.


Con l’edizione 2009 del Festival di Spoleto prosegue l’importante collaborazione iniziata nel 2008 con Luca Ronconi e il Centro Teatrale di Santacristina. che presenterà ogni anno al Festival alcuni momenti del proprio lavoro.

Per il 2009 Luca Ronconi continuerà a lavorare con un gruppo di attori con cui ha condiviso anni di ricerca e formazione. L’anno scorso si è puntata l’attenzione su cinque testi di Ibsen, quest’anno Ronconi sceglie di lavorare su un altro grande testo: Il gabbiano di Anton Cechov.


Fra i miei spettacoli c’è un solo Cechov, Tre sorelle, peraltro messo in scena in un modo abbastanza anomalo. Perché mai ritornare a quest’autore, allora? Il primo motivo è, per così dire, strutturale: quando ci riferiamo a testi elisabettiani o a Goldoni, per esempio, ci si rende conto che la convenzione teatrale è in loro talmente presente che non ci si pone neppure lontanamente il problema della verosimiglianza, dell’autenticità. Quando invece ci confrontiamo con la drammaturgia dell’Ottocento, Ibsen e Cechov, per esempio, ma anche con molto teatro contemporaneo, ecco che le categorie della credibilità e della verosimiglianza sembrano imprescindibili. A me invece, da spettatore, pare che con il passare degli anni dalla creazione di questi testi, di questi personaggi, quel tipo di credibilità si trasformi in una falsa convenzione senza avere più nulla di originario. Oggi di fronte a uno spettacolo cecoviano non riesco minimamente a credere agli sforzi che si fanno per renderlo vero, autentico: mi sembra del tutto chimerico pensare di rintracciarvi delle figure umane, reali “come nella vita”.
Qui a Spoleto lavorerò con degli attori su dei pezzi de Il gabbiano senza pensare alla rappresentazione di questo testo e senza affrontarli nell’ordine in cui sono stati scritti, ma raggruppandoli per temi, per esempio mettendo tutte in fila le scene in cui appare Masha senza pretendere di dare l’impressione che “veramente” quel giorno d’estate nella tenuta di Sorin… Sorin la sua tenuta non ce l’ha più, e quel mondo e quella società non esistono più. Ma allora che cosa c’è nel Gabbiano che voglio mettere in luce e che lo rende un “altro” Gabbiano rispetto alla tradizione? C’è che tutti i personaggi sono completamente viziati di teatro o di letteratura.
Nei frammenti che presentiamo a Spoleto mi preme, dunque, mettere in luce la profonda inautenticità dei personaggi che si riconoscono tali per un’identità che li differenzia dagli altri: l’identità di Kostja sta nel suo differenziarsi da Trigorin, quella di Nina nell’imitare Arkadina, quella di Masha nell’inventarsi dei sentimenti in modo romanzesco… In questo Gabbiano, in cui sarò Dorn, il dottore, farò qualcosa che ho fatto solo a Spoleto l’anno scorso con Ibsen: parlare in pubblico di quello che sto facendo mentre lo sto facendo e perché, dare le battute magari assumendo ruoli diversi mentre il pubblico assiste al nostro incontro con le difficoltà, i problemi posti da questo testo.


Niente a che fare con una lezione: noi, con i nostri abiti di tutti i giorni, saremo in palcoscenico con le nostre parti a memoria ma lasciando spazio all’improvvisazione seppure all’interno di determinate regole. È un puro esperimento che magari potrà fare apparire il Gabbiano più greve e “cattivo” di quanto siamo abituati ad aspettarci da un testo di Cechov.

Avere a che fare con il frammento permetterà inoltre agli attori ampi spazi di libertà: potranno rendersi conto che una cosa si può fare in cento modi diversi, ma mai arbitrari. Il mio compito sarà proprio quello di spingerli verso la maggiore libertà possibile, fargli comprendere, per esempio, che c’è un’enorme differenza fra una persona che nella vita è davvero infelice per amore e un personaggio teatrale che soffre per amore. Il personaggio è una funzione letteraria e, come tale, non ha il passaporto per la vita vera.

Luca Ronconi
Centro Teatrale di Santacristina
La collaborazione con Spoleto nasce a seguito di anni di lavoro sul territorio umbro del Centro Teatrale Santacristina, che nato nel 2002 ha, tra i suoi obiettivi primari, quello di portare un contributo concreto e attivo al teatro attraverso la formazione professionale degli attori.

Con questo intento, nel 2004 è stato realizzato il Primo Corso di perfezionamento per attori, al quale hanno partecipato 25 attori, selezionati tra le circa 600 richieste pervenute. Nel 2005 il Corso si è svolto grazie alla collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, e nel 2006, il corso di perfezionamento è stato realizzato con l’Università per Stranieri di Perugia. Priva di intenti accademici, la Scuola di Santacristina, diretta da Luca Ronconi e Roberta Carlotto, imposta l’insegnamento sulla trasmissione dell’esperienza artistica e sul confronto diretto tra le divesre generazioni. Molti dei giovani che hanno avviato in questi anni la loro esperienza con Luca Ronconi, hanno trovato un seguito alla loro carriera: un risultato di cui l’Associazione Santacristina è particolarmente fiera e che conferma la necessità di dare ai giovani attori un’occasione concreta di inserimento nel mondo del teatro.

Proprio nella linea della continuità tra scuola di teatro e attività scenica professionale, Ronconi – che nel 2002, come prima attività del Centro Teatrale Santacristina ha realizzato lo spettacolo Amor nello specchio dell’Andreini con attori allievi e con Mariangela Melato – nel 2007, grazie all’azione congiunta del Centro Teatrale Santacristina e del Teatro Comunale di Ferrara ha pensato un lavoro sull’Odissea e sulla figura di Ulisse. Ne sono nati due spettacoli, Itaca di Botho Strauss e L’antro delle Ninfe da una drammaturgia di Emanuele Trevi, che sono stati il luogo del confronto tra attori di formazione e generazioni diverse.

Nel 2008, l’attività della scuola viene presentata nell’ambito del Festival dei 2 mondi di Spoleto con delle lezioni aperte su testi di Ibsen, e prosegue la sua attività con la produzione dello spettacolo Nel bosco degli spiriti da un progetto di Luca Ronconi, Cesare Mazzonis e Ludovico Einaudi, su commissione del Teatro Cucinelli di Solomeo.


Teatrino delle 6 dal 27 giugno al 12 luglio

Progetto ACCADEMIA

Studi, proposte, incontri e liberi esperimenti

degli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”
Il festival ospita quest’anno l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” al “Teatrino delle 6” per tutta la durata della manifestazione.

Questo progetto, fortemente voluto dal Presidente del Festival Giorgio Ferrara, dal Direttore dell’Accademia Lorenzo Salveti e dal Ministero dei Beni Culturali, vuole essere una risposta all’esigenza sempre più sentita di porre le giovani generazioni che studiano e pensano il teatro del futuro al centro di una rete di scambi e condivisioni transnazionali e transgenerazionali.

Protagonisti del progetto saranno gli stessi allievi dell’Accademia, circa 70, del I, II e III anno del Corso di Recitazione e del II e III anno del Corso di Regia.

Gli allievi attori del III anno rappresenteranno il loro saggio finale guidati dal M° Carlo Cecchi, gli allievi registi le loro esercitazioni: “Psicosi delle 4 e 48” di Sarah Kane, Luca Bargagna e Anastasia Sciuto (II anno), “Grand Hotel Schnitzler”, Valentina Rosati (III anno) e “Tiergartenstrasse 4 – Un giardino per Ofelia” di Pietro Floridia, Daniele Muratore (III anno).

Insieme ad una nutrita rappresentanza di neodiplomati 2008, gli allievi proporranno, in più appuntamenti, una rassegna di “Liberi esperimenti”, monologhi, scene e microdrammi autonomamente scelti e realizzati.

Oltre ai momenti di rappresentazione, si svolgeranno incontri e attività di studio: la mattina “Studi” di mimo, a cura di Michele Monetta, e di “Teatro – Danza” a cura di Monica Vannucchi; il pomeriggio “incontri tra generazioni” con attori e registi già allievi dell’Accademia e oggi protagonisti delle scena e del cinema italiano (previsti incontri con: Luigi Lo Cascio, Michele Placido, Massimo Popolizio).

Con Paolo Bonacelli, un laboratorio su Pinter a cura di Roberto Canziani e un “Reading Pinter” con lo stesso Bonacelli, Carlo Cecchi, Anna Bonaiuto e Massimo Popolizio a cura di Gianfranco Capitta: un omaggio a Pinter ed un approfondimento degli studi svolti durante l’anno che si concluderà incontrando Adriana Asti, preziosa testimone di due storiche rappresentazioni, “Tanto tempo fa”, regia di Luchino Visconti e “Ceneri alle ceneri”, regia di Harold Pinter. Verrà proiettato il documentario di Giorgio Ferrara sullo spettacolo di Visconti e una documentazione video dello spettacolo di Pinter.

La sera del 1° Luglio si festeggia Mario Ferrero, ex allievo e da sempre insegnante dell’Accademia: video delle regie teatrali e televisive del Maestro e lettura di allievi ed ex allievi.



Programma



Sogno di una notte d’ estate”

di Wiliam Shakespeare

Regia Carlo Cecchi



Saggio di Diploma degli allievi del III anno del Corso di Recitazione curato dal M° Carlo Cecchi.

Domenica 28 giugno: Ore 18.00 e ore 22.00

Lunedì 29 giugno: Ore 18.00 e ore 22.00




Incontro con Luigi Lo Cascio”

Martedì 30 giugno ore 12.00
3.

Liberi esperimenti 1”



Monologhi, scene e microdrammi,

liberamente scelti e realizzati dagli allievi dell’Accademia

Martedì 30 giugno dalle ore 19.00

4.

Omaggio a Mario Ferrero”



Omaggio a Mario Ferrero, allievo e insegnante storico dell’Accademia.

Mercoledì 1 luglio ore 21.00
5.

Incontro con Michele Placido”



Sabato 4 luglio ore 12.00
6

Grand Hotel Schnitzler”

Regia Valentina Rosati

Esercitazione dell’allieva regista del III anno del Corso di Regia

Sabato 4 luglio ore 18.00

Domenica 5 luglio ore 21.00
7

Tiergartenstrasse 4 – Un giardino per Ofelia”



di Pietro Floridia

Regia Daniele Muratore



Esercitazione dell’allievo regista del III anno del Corso di Regia

Sabato 4 luglio ore 21.00

Domenica 5 luglio ore 18.00

8

Esercizi”



Composizioni, figure ed elementi di base di mimo e movimento

con gli allievi del I anno del Corso di Recitazione

Open Class a cura di Michele Monetta

Domenica 5 luglio ore 12.00
9

Liberi esperimenti 2”



Monologhi, scene e microdrammi,

liberamente scelti e realizzati dagli allievi dell’Accademia

Lunedì 6 luglio dalle ore 21.00
10

Psicosi delle 4 e 48”



di Sarah Kane

Esercitazioni degli allievi registi del II anno del Corso di Regia

Regia Luca Bargagna



Martedì 7 luglio ore 21.00

Mercoledì 8 Luglio ore 21.00

e

Regia Anastasia Sciuto



Martedì 7 luglio ore 22.30

Mercoledì 8 Luglio ore 22.30
11

Studio”



Studi di teatro-danza dal racconto di Alice Munro “Il sogno di una mamma”

Con gli allievi del III anno del Corso di Recitazione

Open Class a cura di Monica Vannucchi

Giovedì 9 luglio ore 12.00
12

Incontro con Paolo Bonacelli”



Laboratorio su testi di Harold Pinter

Open Class a cura di Paolo Bonacelli e Roberto Canziani

Giovedì 9 luglio ore 18.00
13

Reading Pinter”



con

Paolo Bonacelli, Anna Bonaiuto, Massimo Popolizio e Carlo Cecchi

Venerdì 10 luglio ore 18.00

A cura di Gianfranco Capitta e Roberto Canziani




14

Incontro con Massimo Popolizio”



Sabato 11 luglio ore 12.00
15

Incontro con Adriana Asti”



Le interpretazioni pinteriane di Adriana Asti:

Tanto tempo fa” regia di Luchino Visconti

Ceneri alle ceneri” regia di Harold Pinter

videoproiezioni:

estratti dal documentario “Luchino Visconti” di Giorgio Ferrara

video documentazione dello spettacolo “Ceneri alle ceneri”

Interviene Alessandra Serra

A cura di Gianfranco Capitta



Sabato 11 luglio ore 18.00
16

Liberi esperimenti 3”



Monologhi, scene e microdrammi,

liberamente scelti e realizzati dagli allievi dell’Accademia

Sabato 11 luglio dalle ore 21.00
17

En Plein Aire”



Performance, azioni teatrali, improvvisazioni, in diversi luoghi della città

Domenica 12 luglio

A cura dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”

Auditorium della Stella 27 e 28 giugno, dall’1 al 5 luglio e dall’8 al 12 luglio

ACCADEMIA PERDUTA

ROMAGNA TEATRI

Teatro Stabile d’Arte Contemporanea

Accademia Perduta/Romagna Teatri, oggi Teatro Stabile d’Arte Contemporanea diretto da Ruggero Sintoni e Claudio Casadio, riconosciuta come una delle Imprese di Teatro più affermate in Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Portogallo, viene fondata da un gruppo di giovani attori nel 1982 come Compagnia di Teatro Ragazzi.

Dal momento della sua fondazione a tutt’oggi, Accademia Perduta è impegnata in un’intensa e fertile attività di produzione di Teatro per ragazzi.

Gli spettacoli di Accademia Perduta, scritti, diretti e spesso interpretati da Claudio Casadio, sono contraddistinti da una precisa, originale cifra stilistica, divenuta col tempo ben riconoscibile.

Un Teatro Ragazzi che va oltre il “genere” per diventare una vera e propria forma d’arte, elaborata su alcuni tratti fondamentali quali l’attenzione al fantastico, all’immaginario onirico ed evocativo, al coinvolgimento emotivo di tutti gli spettatori: il Teatro Ragazzi di Accademia Perduta è capace di far sognare i bambini, ma anche di far tornare un po’ bambini gli adulti.


POLLICINO
di Marcello Chiarenza
con Claudio Casadio
musiche originali Beppe Turletti
regia Gianni Bissaca

Pollicino offre al pubblico dei bambini un’occasione per confrontarsi con il sentimento della paura. La storia di Pollicino è, infatti, una “fiaba scura”: “Come fate a dormire? Sarà la paura, ma io non ci riesco”, dice Pollicino ai fratelli maggiori.

Il protagonista della vicenda è piccolo, il più piccolo, ma la sua paura, grande, non lo annichilisce.

Ciò che, al contrario, lo rende vincitore di fronte alle avversità della vita è la curiosità ed il suo coraggioso desiderio di conoscere la realtà, anche nei suoi aspetti più crudeli.

È la curiosità che spinge Pollicino a vigilare su quanto dicono e fanno i genitori ed egli è in grado di avvertire con tempestività il pericolo e di attrezzarsi per farvi fronte.

Claudio Casadio vive e racconta, al tempo stesso, la vicenda, evocandola e rapportandosi, a volte direttamente, al pubblico. Con pochi oggetti in scena, Pollicino condurrà i piccoli spettatori in un mondo magico e onirico, con la complicità di una narrazione ironica, a tratti di stile popolaresco.
Età consigliata: 5 – 10 anni

HÄNSEL E GRETEL


di Marcello Chiarenza
con Claudio Casadio, Daniela Piccari
musiche originali Cialdo Capelli

canzoni Giampiero Pizzol


regia e oggetti Marcello Chiarenza

Nella casetta all’inizio del bosco la fame si fa sentire. La tavola vuota è il simbolo della difficoltà e degli stenti affrontati dal povero taglialegna, occupato a mantenere la sua famiglia. La Fame che s’insinua in tutte le fessure, scivola tra le pieghe della mente, porta disperazione e follia, così l’ossuta matrigna vince la debole resistenza affamata del marito fino a convincerlo a liberarsi dei figli, abbandonandoli nel bosco…



Hänsel e Gretel è un classico senza tempo che ancora oggi affascina i più piccini, riuscendo a coinvolgere anche il pubblico adulto.
Fascia d’età: 6 – 10 anni

IL PIFFERAIO MAGICO

di Claudio Casadio, Giampiero Pizzol e Marina Allegri


con Maurizio Casali, Mariolina Coppola
scene Maurizio Bercini
regia Claudio Casadio

C’è un patto segreto tra il Signore dei topi e il Re della città di Hamelin.

I topi sono dappertutto e la città cade in rovina; solo il suono del flauto fatato può riportare la speranza su Hamelin. Ma il magico pifferaio, per catturare l’enorme Capo dei topi, ha bisogno dell’aiuto dei bambini…

Non solo una fiaba, ma un gioco di rime, di musica e di teatro che coinvolge gli spettatori come avveniva un tempo su tutte le piazze dove la realtà si mescolava alla fantasia.

Uno spettacolo magico e divertente che conduce il pubblico ad una riflessione profonda sull’importanza dell’onestà di chi governa un paese.

Gli attori, accompagnati in scena da musiche eseguite dal vivo, danno vita ad innumerevoli personaggi in una scenografia che, come una scatola magica, si trasforma, dando vita a suggestive ambientazioni e continue sorprese.


Fascia d’età: 5 – 10 anni

BANDIERA


ballata per una foglia

tratto dal racconto Bandiera di Mario Lodi


drammaturgia e regia Claudio Casadio
con Maurizio Casali, Mariolina Coppola
allestimento scenico Marcello Chiarenza
Una tenera favola musicale sul ciclo delle stagioni. Bandiera è una foglia di ciliegio che, imperterrita, resiste al sopraggiungere dell’inverno, attaccata al suo ramo, incurante del freddo. Questa lotta impari con la natura durerà fino all’arrivo della primavera, quando nasceranno delle nuove foglioline.

Tema centrale è la poesia della vita, nella sua gioia e nella sua malinconia, in una tenera e delicata accettazione del suo ciclo naturale.

Un suggestivo gioco di oggetti crea uno spazio scenico magico, dove un albero viene trasformato dagli attori col susseguirsi delle stagioni.

La musica e le canzoni, eseguite dal vivo, creano la colonna sonora che accompagna la fascinazione del racconto.


Fascia d’età: 5 - 10 anni

Ruggero Sintoni
Ruggero Sintoni nasce a Faenza (RA) nel 1955. Dopo un’importante esperienza artistica con il Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, frequenta l’Accademia Antoniana di Arte Drammatica di Bologna, conseguendone il diploma nel 1981. L’anno successivo è socio fondatore della compagnia Accademia Perduta che diviene, negli anni, un Teatro Stabile d’Arte Contemporanea di cui Sintoni è tuttora Presidente. Nel corso di questa esperienza è autore ed interprete di alcuni spettacoli di Teatro Ragazzi, ruolo che in seguito abbandona per dedicarsi alla direzione artistica, insieme all’attore/regista Claudio Casadio, di una “rete” di Teatri in Romagna (Masini di Faenza, Goldoni di Bagnacavallo, Il Piccolo di Forlì, Dragoni di Meldola, Comunale di Cervia) e di varie rassegne estive in provincia di Ravenna.

Nel 1993 e 1997 progetta e realizza Teatri per la verità, rassegne di spettacoli i cui incassi sono stati interamente devoluti all’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica. L’impegno e il coinvolgimento di Ruggero Sintoni in questa causa continua negli anni, prima con la produzione nell’ambito di Bologna 2000 Capitale Europea della Cultura di I-tigi Canto per Ustica con Marco Paolini ed il Quartetto Vocale Giovanna Marini, poi con la fondazione nel 2003, assieme all’Ass.ne Scenario e all’Ass.ne dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, del “Premio Ustica per il Teatro di impegno civile e sociale”.

Nel 1994/95 frequenta il master per la “Gestione delle Attività Artistiche e Culturali” della S.D.A-Università L.Bocconi di Milano. Dal 1998 è docente in corsi di formazione professionale presso alcune delle più prestigiose Università italiane quali il D.A.M.S. di Bologna e Bocconi di Milano.

Nel 2004 viene eletto Presidente dell’Associazione delle Imprese dello Spettacolo dal vivo (musica, teatro, danza) dell’AGIS Emilia-Romagna. Ancora nel 2004 progetta e realizza, insieme ad Alessandro Serena, un’inedita ed innovativa forma di circo/teatro nelle piazze: spettacoli in cui acrobati provenienti da tutto il mondo interagiscono con monumenti e palazzi. Il progetto si concretizza con le due edizioni de La notte delle Creature in Piazza del Popolo a Ravenna e con La Compagnia di Icaro in Piazza Saffi a Forlì. Nell’estate del 2006 produce e porta in tournée nelle più belle Pievi romagnole La Passione di Mario Luzi. Nello stesso anno diventa membro dell’Esecutivo Nazionale dell’A.N.T.A.C., Associazione Nazionale dei Teatri Stabili d’Arte Contemporanea dell’AGIS.

Nel 2007, in collaborazione con l'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Bologna e Orchestra Sinfonica “A.Toscanini”, progetta e produce Ultimo volo - Orazione Civile per Ustica, opera di teatro musicale di Pippo Pollina che debutta il 27 giugno al Teatro Manzoni di Bologna in occasione del 27° anniversario della strage di Ustica. Dallo stesso anno realizza, in collaborazione con Alessandro Serena per il Comune di Bagnacavallo, Il Circo della Pace, un progetto di straordinaria valenza artistica, culturale e sociale (che va in scena durante tutto l'arco delle festività natalizie) coinvolgendo in modo corale l'intera città. La prima edizione ha visto protagonisti Parada e i ragazzi di Bucarest; la seconda, del 2008, l’associazione Sarakasi e gli acrobati di Nairobi. Nel maggio 2008, in occasione del Festival Arte Contemporanea di Faenza (RA), produce l’anteprima dell’architectural visual show Natività a Faenza, un teaser che prelude alla produzione di un presepe multimediale proiettato sul Teatro Masini di Faenza durante le festività natalizie 2008/09. A questo innovativo e straordinario spettacolo che assembla cinema, teatro, musica, animazione, danza e architettura hanno collaborato i più importanti artisti faentini delle varie discipline ed hanno contribuito il Comune e la Diocesi di Faenza, Festival Arte Contemporanea, Confcooperative e Confindustria di Ravenna. Natività a Faenza è stato invitato, nel febbraio 2009, a DivinaMente New York (USA) e, nell’aprile 2009, a DivinaMente Roma, Festival Internazionali della Spiritualità.

Insieme a RosettaFilm ha poi co-prodotto due documentari diretti da Roberta Torre, Itiburtino terzo e La notte quando è morto Pasolini, presentati in anteprima al Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza nell’aprile del 2009.



Claudio Casadio
Claudio Casadio nasce a Ravenna nel 1958. Nel 1982 si diploma presso l’Accademia Antoniana di Arte Drammatica di Bologna. Nello stesso anno è socio fondatore della compagnia Accademia Perduta che diviene, negli anni, un Teatro Stabile d’Arte Contemporanea di cui Casadio è co-direttore artistico assieme a Ruggero Sintoni.
Claudio Casadio inizia fin da subito la sua intensa attività artistica: già nel 1982 è infatti coautore ed interprete de La fiaba dell’oro e del sapone, spettacolo di Teatro per Ragazzi che, negli anni, supera le mille repliche. Nel 1983 è co-autore e interprete de L’isola del tempo, ovvero il pomo d’oro del trono del re. Negli anni successivi, oltre ad essere autore ed interprete, inizia a dirigere numerosi spettacoli di Teatro per Ragazzi prodotti da Accademia Perduta che si contraddistinguono grazie ad una originale “cifra stilistica” riassumibile in alcuni tratti ben precisi: attenzione al fantastico, ad una dimensione magica, onirica ed evocativa, coinvolgimento emotivo di tutti gli spettatori. Per ricordare alcuni titoli: Marinai; Il falso figlio del principe pazzo; La macchia – pantomima per un fumetto; Cipì: il nido incantato; La biblioteca di Omero; Il bosco delle storie; Turandot; L’angelo, il soldato e il diavolo; La fiaba nell’armadio; Hänsel & Gretel; Bandiera. Ballata per una foglia; Il pifferaio magico.

Nel 2002 è co-autore e regista de I musicanti di Brema, spettacolo che, nello stesso anno, vince il Premio “L’uccellino azzurro” all’ottava edizione del Festival “Ti fiabo e ti racconto” di Molfetta (BA). Lo spettacolo riceverà anche il prestigioso Premio ETI “Stregagatto” come “Miglior spettacolo di Teatro Ragazzi”.

Nel 2004 Claudio Casadio è impegnato nella sua prima tournée internazionale: Hänsel & Gretel, tradotto in varie lingue, viene rappresentato nelle principali città francesi e spagnole (tra le altre: Madrid, Siviglia, Barcelona, Narbonne, Dijon, Nanterre, Brest, Reims). Nelle Stagioni Teatrali successive, la richiesta dello spettacolo da parte di Teatri e Festival europei aumenta ed Hänsel & Gretel arriverà, nel novembre 2008, a rappresentare l’Italia al “THEATER/TEATRO Theaterherbst in Berlin”, importante Festival organizzato dal’ETI in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Berlino.

Ancora nel 2004 inizia “l’avventura” di Pollicino, pièce scritta da Marcello Chiarenza e diretta da Gianni Bissaca. Con questo spettacolo, ad oggi uno dei più rappresentati e premiati della sua carriera, Casadio compie lunghe tournée nei più prestigiosi Teatri italiani (ne sono esempi Il Piccolo di Milano e l’Eliseo di Roma) e, sempre tradotto nelle rispettive lingue, in Francia, Spagna, Svizzera e Portogallo. Nel 2005 Pollicino è ospite al “Teatralia”, il più importante Festival delle Arti Sceniche di tutta la Spagna; due anni dopo vince il primo premio al Festival Momix di Kingersheim (Francia) e, nel 2008, il prestigioso Biglietto d’Oro AGIS – ETI come “Spettacolo di Teatro Ragazzi più visto nella Stagione 2007/2008”.

Con un talento oramai riconosciuto nell’ambito teatrale europeo, viene chiamato a progettare, realizzare e dirigiere la versione in lingua spagnola de I musicanti di Brema, che prende il titolo de Los musicos de Bremen.

Nel 2009 esordisce in ambito cinematografico, interpretando il ruolo del protagonista maschile nel film di prossima uscita L’uomo che verrà, diretto da Giorgio Diritti.



Daniela Piccari
Daniela Piccari studia canto, privilegiando la musica classica, jazz e rock, e a 18 anni inizia a lavorare come attrice. Nel 1980, laureata in lettere, si trasferisce in Danimarca per far parte del gruppo teatrale Farfa fondato da Iben Nagel Rasmussen e fa parte del Nordisk Teaterlaboratorium diretto da Eugenio Barba (Odin Teatret).

Nel 1985 con l'attrice Tove Bornhoft fonda la compagnia Teater Rio Rose che dirige tuttora.

Nel 1995, tornata in Italia, inizia la collaborazione con Accademia Perduta/Romagna Teatri. Turandot è l'opera per ragazzi che rende stabile la sua partecipazione alle produzioni di Accademia Perduta e inaugura l'ottima intesa artistica con Claudio Casadio.

Dal 2005, a Forlì, inizia in veste di docente, il progetto triennale “Teatro in Corso”, una scuola teatrale istituita in collaborazione con il polo scientifico-didattico di Forlì dell’Università di Bologna, la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e Accademia Perduta/Romagna Teatri.

Nell’estate 2006 è protagonista, insieme a Lucia Vasini, de La Passione di Mario Luzi, spettacolo prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri e diretto da Velia Mantegazza.

Nel 2007 è interprete di Ultimo volo - Orazione Civile per Ustica, opera di teatro musicale di Pippo Pollina che debutta il 27 giugno al Teatro Manzoni di Bologna in occasione del 27° anniversario della strage di Ustica. Nello stesso anno continua la collaborazione con Lucia Vasini per la produzione di un nuovo spettacolo: Crepa (testi di Ilaria Milandri, musiche di Luciano Titi) con la partecipazione della danzatrice Giorgia Maddamma. Nel giugno 2008 porta in scena alla Rocca Brancaleone per Ravenna Festival La Persa, un testo di Nevio Spadoni con musiche originali di Luciano Titi. Alla produzione partecipano il danzatore-coreografo Roberto Di Camillo e Ezio Antonelli per le immagini virtuali. L’incontro con il poeta Nevio Spadoni porta a una nuova proposta di lettura poetica: Per tutti i versi, concerto di poesia romagnola. Da gennaio 2009 è docente e coordinatrice del nuovo Biennio di Specializzazione in Discipline e Tecniche dello Spettacolo dal Vivo istituito a Forlì, presso la Fabbrica delle Candele, dall’Accademia di Belle Arti di Bologna.




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